Il mondo corre verso il baratro

13 Settembre 2026

Sembra un film di fantascienza. Purtroppo non lo è. Il disfacimento del Pianeta Terra purtroppo è una tragica realtà alla quale noi assistiamo impotenti prima che si manifesti una gigantesca catastrofe dalla quale probabilmente non usciremo più.

 

Il livello climatico mondiale è spaventoso. Non vi è area terrestre in cui non accadano cataclismi dalle proporzioni inimmaginabili soltanto fino a qualche anno fa. Il caldo africano assedia regioni sterminate, come sterminate sono quelle dove si stanno verificando inondazioni e devastazioni naturali degne di un’apocalisse.

Le guerre globali minacciano di coinvolgere indistintamente tutte le nazioni, mentre la paura, come nei conflitti bellici del passato, induce chi può ad accumulare derrate di beni nella speranza che la tragedia abbia fine. Non si possono dimenticare che le dispute tribali, soprattutto in Africa, stanno mettendo a ferro e fuoco terre che erano sulla via della pacificazione e dello sviluppo.

 

Il terremoto politico-religioso della sfida islamista al mondo occidentale arreca oltre che danni materiali, disastri civili mentre c’è chi cerca rifugio dove neppure immagina, senza un piano, un progetto, una prospettiva.

 

In questo contesto gli approvvigionamenti energetici diventano quasi impossibili ed i costi lievitano in maniera vertiginosa. Il freddo consumerà il prossimo inverno, mentre nell’estremo occidente meridionale si immaginano crisi di insopportabile calore alle quali sarà quasi impossibile reagire.

Da Hormuz alle rive dell’Atlantico la furia degli “umanoidi” terrà in scacco il Pianeta mentre si allargherà a causa di tutto questo un immenso deserto di povertà e di indigenza con il corollario di malattie endemiche che metteranno a soqquadro lo status di miliardi di esseri umani.

 

Paradossalmente le oligarchie che dalle disgrazie pure usciranno rafforzate e la ricchezza di piccoli ceti si allargherà a dismisura, domineranno il mondo che resta con la tecnologia che non avrà connotazioni sociali, ma servirà ai pochi che usciranno più o meno indenni dalle guerre e dalle carestie a dominare ciò che resta della Terra.

 

Nessuno sa che cosa fare per arrestare la deriva planetaria. Eppure il buon senso dovrebbe prevalere sulla miserabile volontà di potenza che sta mettendo popoli e nazioni nelle condizioni di arrivare con qualsiasi mezzo a scampare al naufragio generale.

Ci domandiamo, davanti ad un simile scenario, dove sono finite le organizzazioni internazionali che pure sono state nel passato in prima linea nel cercare di limitare sciagure immani come pure ne abbiamo conosciute? Si sono semplicemente dissolte, a cominciare da quell’inutile falansterio burocratico che è l’Onu la cui flebile voce ormai nessuno ascolta più. Sì, agiscono, scoordinate tra di loro, intrecciandosi e spesso combattendosi, organizzazioni politicizzate che stanno con questo o con quello assistendo a massacri difficilmente definibili o alimentando l’esodo migratorio dal quale moltissimi profughi non escono vivi.

 

Intanto a Kiev si continua a morire. L’Europa è in pericolo grazie alle ambizioni dello zar del Cremlino. Le nazioni confinanti cominciano a temere lo sconfinamento e non sanno come difendersi perché l’Europa è sempre più debole e viene perfino rifiutata dall’Islanda. Mentre un’altra avventura bellica di prepara per contendersi la Groenlandia sulla quale vogliono mettere le mani gli Stati Uniti e la Russia.

 

La Cina non resta a guardare. E appropriandosi delle terre rare africane (e non solo) si propone come il nuovo primario soggetto in ogni contesa, sfidando chiunque con il suo poderoso esercito e la sua dinamica economia.

La situazione è davvero insostenibile. E mentre piangiamo sulle catastrofi che da ogni parte ci assediano, non possiamo non chiederci che cosa fa l’Europa in assenza di una leadership, di una strategia,di un progetto di salvaguardia. Restiamo senza parole e con gli occhi chiusi, mentre il mondo va in pezzi.

 

 

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