I mercati mondiali guardano alla Cina. Inevitabilmente, considerando il peso dell’economia di Pechino. Le scelte strategiche di Xi Jinping condizioneranno non solo la vita di oltre un miliardo di cinesi, ma si ripercuoteranno sull’intero globo terracqueo, come direbbe qualcuno in Italia. Non saranno scelte facili, quelle di Xi Jinping, perché la Cina sta attraversando una fase di profondo mutamento e ci sono sempre fasce di popolazione che escono sconfitte dai cambiamenti.
Le ultime vicende, negative, in ambito immobiliare fanno immaginare che il governo di Pechino non sia più disposto a farsi carico di interventi colossali di denaro pubblico per sostenere un comparto cresciuto troppo e soprattutto male. Ma una scelta di questo tipo comporterà anche una brusca frenata nell’urbanizzazione delle masse cinesi. Però non è neppure ipotizzabile un ritorno di massa nelle campagne dove l’introduzione della meccanizzazione in agricoltura rende superflua la presenza precedente di centinaia di milioni di persone.
Ma anche un altro cambiamento sta provocando difficoltà. Le retribuzioni sono cresciute, come era giusto che avvenisse, ma questo ha reso molte produzioni meno competitive rispetto alla concorrenza di altri Paesi asiatici. I costi ed i prezzi finali restano comunque vantaggiosi se paragonati a quelli europei, ma non basta. Così come non basta il forte incremento dell’interscambio con la Russia: utile, importante, ma non sufficiente.
Il problema è che la Cina può affrontare un rallentamento della crescita, ma non reggerebbe ad una stagnazione in stile italiano. Pechino è costretta a crescere per poter sopravvivere. Dunque diventa fondamentale l’espansione dei Brics, diventa fondamentale una nuova accelerazione del progetto relativo alla Via della Seta. Paradossalmente la macelleria israeliana a Gaza è una fortuna per la Cina, con la minaccia per i transiti attraverso il Canale di Suez. Perché la grande rete ferroviaria immaginata da Xi Jinping si rivela indispensabile. E va ad incrociarsi con le infrastrutture ferroviarie che stanno venendo potenziate tra Russia ed Iran, tra Russia e India, tra Iran e India.
Mega investimenti che coinvolgono anche i Paesi arabi e la Turchia e che avvicinano sempre più la Cina all’Africa, dove le città costruite da Pechino sono ancora vuote ma possono accogliere milioni di cinesi. Senza dimenticare, anche in questo caso, le ricadute di una Intelligenza artificiale che può rimettere tutto in discussione e, soprattutto, trasformare decine e decine di milioni di persone, in ogni parte del mondo, in un esercito di disperati inferociti. La crisi del 1929, al confronto, rischia di essere ricordata come una sciocchezza.


