29 Gennaio 2024

 

 

Sera, fredda e cupa, di fine Gennaio. Nessuno per le vie. I bar, per lo più, chiusi. Silenzio, se non per il vento che soffia forte… sentore di Bora.

 

L’unica è stare in casa. Pigro. E guardare qualcosa alla televisione. Un film. Ecco. “Il Padrino parte III”. Visto e rivisto. Non è certo il migliore del ciclo. Straordinario il primo. Con un Brando da cineteca. Il vero capolavoro, il secondo. Con i continui flash che ti portano dal passato al presente. La storia della Mafia. O meglio, il suo épos. Puzo e Coppola, gli omeridi di un mondo che non è più. E che, certo, viene trasfigurato dalla memoria. Con cupa poesia.

Non è il migliore questo, con la fine di Mike Corleone. Narrata col passo della tragedia greca. E il sottofondo musicale del melodramma verista.

Però ha una sua, suggestiva, bellezza.

E, a suo modo, una drammatica morale, che si riflette sul nostro presente.

 

“Per tutta la vita ho cercato di elevarmi socialmente – dice il Padrino – ma più salgo, più aumenta il fetore”.

 

E questa battuta, pronunciata da un Al Pacino sfinito e amaro, vale tutto il film. Dà il senso a tutto il ciclo. Perché va al di là del racconto. Gli conferisce una, superiore, dimensione etica.

 

Etica la Mafia? Non vi scandalizzate troppo facilmente. Tutte le società, tutte le comunità umane avevano, un tempo, una loro etica. Buone o cattive che fossero… sempre ammesso, e non concesso che si possa tracciare una netta linea di demarcazione nell’agire degli uomini. Di qua il bene, di là il male.

Perché non è automatico che la legge dello Stato, quella ufficiale, rappresenti il bene. La storia ci fornisce esempi a josa di leggi inique, addirittura infami.

Anche, anzi soprattutto la storia recente…

 

L’origine della Mafia, per quanto ne sappiamo, affonda nella necessità di stabilire regole e leggi, e quindi tutele, in un’epoca in cui il popolo dal potere ufficiale subiva solo soprusi. Poi, col tempo, è divenuta… altro. Molto altro. E sempre peggio. Sciascia lo scrisse, con la disincantata lucidità che era la sua cifra stilistica. E per questo fu linciato da coloro che su una, ipotetica e fasulla, “anti-mafia” costruirono le loro fortune politiche. Più o meno effimere.

 

Certo, Mike Corleone è un assassino. Ma un assassino che, almeno fino ad un certo punto, seguiva, o credeva di seguire, un codice. D’onore. Ma impatta con la nuova mafia. Che è solo alta finanza, speculazione, corruzione politica. Una Mafia che non è nemmeno più definibile come distinta dagli altri poteri, più o o meno palesi, più o meno occulti, che controllano e dirigono ciò che, un tempo, veniva chiamato Stato.

Film cupo. E visionario. Che trae spunto da fatti di cronaca – ad esempio la strana morte di Papa Luciani, il “suicidio” di Calvi… – mai chiariti.

Ma che, al tempo stesso, sembra prevedere la china poi presa dal nostro mondo.

L’abisso di… melma maleodorante in cui ci hanno precipitato.

 

Dove, come dice don Corleone, più si sale, più il fetore diventa forte e insopportabile.

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