Ricordo un vecchio film. Di Renzo Arbore. “Il pap’occhio”. Film dimenticabilissimo a dire il vero. Nato sulla scia della fortunata trasmissione di fine anni ’70, “L’altra domenica”. E con protagonisti tutti personaggi della trasmissione: lo stesso Arbore, una fulgida Isabella Rossellini, Mario Marenco, Andy Luotto, Milly Carlucci… Ed anche un Benigni che, ancora, cercava di far ridere… con scarsi risultati.
La trama, esile. Giovanni Paolo II, patito della trasmissione TV, chiama Arbore ad allestire uno spettacolo musicale in Vaticano. Che viene, però, osteggiato da un, bieco, Cardinale tradizionalista. Susseguirsi di gag ed equivoci, sino all’intervento di Dio stesso. Interpretato da Luciano De Crescenzo.
Una scemenza, si disse. In realtà una goliardata, come quelle che tanto piacevano, e piacciono ad Arbore… solo più raffinata, e meno, volgare, della leggendaria “Ifigonia in culide” (mi scuso con le signore, ma questo è il titolo, e l’opera famosa)… ma pur sempre una goliardata, giocata sul filo del teatro dell’assurdo al confine con il varietà.
All’epoca, il 1980, suscitò un certo scandalo.
Altri tempi. Quando ancora vigeva il detto: scherza coi fanti, e lascia stare i santi…
Arbore era, a suo modo, un ardito sperimentatore. Ma non credo che avrebbe mai immaginato che l’attuale realtà avrebbe superato la più sfrenata fantasia…
Un Papa – lasciamo da parte le polemiche sulla sua… legittimità, non è qui il luogo e, in fondo, non ci interessa – che va, ancorché in collegamento, ad una trasmissione televisiva. Una trasmissione dove c’è, per altro, una tizia (dicono sia una comica) che si stende usualmente sul tavolo, con le gambette per aria. E dice sequenze di… volgarità
Oh, certo, gli intellettuali alla moda ridono. E le trovano raffinate. De gustibus…
Ma al di là della valutazione del valore comico della tizia in questione, non vi sembra che ci sia una qualche differenza dai tempi di Pio XII in sedia gestatoria? Appena una settantina di anni fa…
E i tempi di Woytila? Che incedeva appoggiato alla Croce Astile, e parlava con voce profonda, invitando a non avere paura e ad aprire le porte a Christo?
Sinceramente, non ho voglia di parlare delle affermazioni del sorridente papa Bergoglio. Noto, però, un solo fatto. Quando ha affermato che”gli piace pensare che l’Inferno sia vuoto”.
Una posizione propria del Modernismo del primo Novecento. Ma uomini come Ernesto Buonaiuti, che pagò care le sue posizioni teologiche, ne parlavano con estrema serietà… con un senso, comunque, del tragico che pervade l’esistenza umana. E il rapporto dell’uomo con Dio.
Basta leggere “Il Giudizio Universale”, il capolavoro dimenticato di Giovanni Papini – vicino, dopo la conversione, alle posizioni dei Modernisti – per cogliere questa intensità drammatica.
Ma nel ridanciano e (fintamente) intellettualistico programma di Fazio, Bergoglio, il Papa, ne parlava come se fosse in un caffè elegante. E facesse conversazione, del più e del meno. Per cui il problema dell’Inferno equivaleva alle simpatie calcistiche e ai ricordi di gioventù… un argomento come tanti, per fare scorrere il tempo.
Intendiamoci, non è una questione di dottrina. Non per me, almeno. La questione dell’ortodossia dottrinaria riguarda i cattolici ferventi e praticanti.
È, piuttosto, una questione di… estetica.
Perché una fede deve avere un’estetica. Non per nulla Hans Urs von Batasaar – il grande teologo gesuita – ha sottotitolato il suo “Gloria”, con “Estetica della Fede”.
La Chiesa di Bergoglio è, ormai, priva di estetica. E ridotta, inevitabilmente, a quattro chiacchere fra amici al bar…
Altro che Arbore e il suo “Pap’occhio”…


