Il primo attacco all’armocromata Elly sarà portato alle regionali della Sardegna, quando una parte degli elettori del PD voterà per Soru per evitare la vittoria di Todde, espressione dell’alleanza tra PD e Cinque Stelle. Favorendo il successo di Truzzu e del centrodestra. Ma, soprattutto, evidenziando l’inadeguatezza della leader attuale. Poi, probabilmente, si attenderà la sconfitta alle europee – in concomitanza con altre regionali – per decidere di sostituire la povera Schlein.
Già, ma con chi? Perché l’incapacità di Elly è conclamata, ma un’alternativa non c’è. Certo, si può rispolverare Bonaccini. Un bravo funzionario di partito, un discreto presidente regionale. Ma davvero la sinistra è convinta che possa bastare? Si può scommettere sulla ridotta tenuta di Giorgia Meloni, in uno schieramento fluido di una destra priva di struttura. Però per mandare in crisi lady Garbatella bisognerebbe inventarsi qualcosa di più intelligente delle patetiche polemiche sul saluto romano che eccitano solo più gli iscritti all’Anpi e qualche giornalista privo di idee.
Ad esempio bisognerebbe studiare, per poter poi spiegare i tanti errori del governo. Invece questi esponenti di vertice del PD sono riusciti nel miracolo di trasformare gente come Urso in avversari degni di nota. Neppure le polemiche riescono a fare. Ed appoggiarsi a Berizzi, Trocino, Saviano, Fedez non aiuta a ricostruire una sinistra.
Servono facce nuove, magari credibili. Servono idee diverse da quelle che ritengono Gramsci troppo d’avanguardia. E servono atteggiamenti diversi dalla censura che impedisce di ricordare uno dei fondatori del partito comunista italiano, reo di essere andato a farsi assassinare con Mussolini.
Invece la sfilata di facce resta deprimente. È vero che l’unico volto nuovo, con idee nuove, era quello di Renzi che proprio di sinistra non era. Però è difficile credere di poter tornare a vincere con Bonaccini, De Micheli, Serracchiani, Boccia. O riesumando Calenda, sinistro quanto Renzi.
Ma con questi personaggi si conserva lo zoccolo duro, tra il 15 ed il 25%, e si resta all’opposizione in attesa della consunzione.
Il Pd è già pronto a rimpiangere Schlein
Il primo attacco all’armocromata Elly sarà portato alle regionali della Sardegna, quando una parte degli elettori del PD voterà per Soru per evitare la vittoria di Todde, espressione dell’alleanza tra PD e Cinque Stelle. Favorendo il successo di Truzzu e del centrodestra. Ma, soprattutto, evidenziando l’inadeguatezza della leader attuale. Poi, probabilmente, si attenderà la sconfitta alle europee – in concomitanza con altre regionali – per decidere di sostituire la povera Schlein.
Già, ma con chi? Perché l’incapacità di Elly è conclamata, ma un’alternativa non c’è. Certo, si può rispolverare Bonaccini. Un bravo funzionario di partito, un discreto presidente regionale. Ma davvero la sinistra è convinta che possa bastare? Si può scommettere sulla ridotta tenuta di Giorgia Meloni, in uno schieramento fluido di una destra priva di struttura. Però per mandare in crisi lady Garbatella bisognerebbe inventarsi qualcosa di più intelligente delle patetiche polemiche sul saluto romano che eccitano solo più gli iscritti all’Anpi e qualche giornalista privo di idee.
Ad esempio bisognerebbe studiare, per poter poi spiegare i tanti errori del governo. Invece questi esponenti di vertice del PD sono riusciti nel miracolo di trasformare gente come Urso in avversari degni di nota. Neppure le polemiche riescono a fare. Ed appoggiarsi a Berizzi, Trocino, Saviano, Fedez non aiuta a ricostruire una sinistra.
Servono facce nuove, magari credibili. Servono idee diverse da quelle che ritengono Gramsci troppo d’avanguardia. E servono atteggiamenti diversi dalla censura che impedisce di ricordare uno dei fondatori del partito comunista italiano, reo di essere andato a farsi assassinare con Mussolini.
Invece la sfilata di facce resta deprimente. È vero che l’unico volto nuovo, con idee nuove, era quello di Renzi che proprio di sinistra non era. Però è difficile credere di poter tornare a vincere con Bonaccini, De Micheli, Serracchiani, Boccia. O riesumando Calenda, sinistro quanto Renzi.
Ma con questi personaggi si conserva lo zoccolo duro, tra il 15 ed il 25%, e si resta all’opposizione in attesa della consunzione.
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