Il record di presenze alla Biennale e il potenziale ruolo di Venezia tra Occidente ed Oriente

17 Agosto 2026

Ci saranno rimasti male il ministro Giuli ed i suoi scherani che si erano indignati per la riapertura – seppur per soli 4 giorni – del padiglione russo alla Biennale di Venezia. E, con loro, ci saranno rimasti male gli esponenti della consistente componente guerrafondaia dell’oppofinzione. Perché, nonostante l’indignazione di parte del camposanto largo e dei neomeloniani appassionati di censura, i visitatori della Biennale, nei primi mesi di apertura, sono aumentati del 20%.

Premiando, dunque, il coraggio e la libertà di pensiero di Pietrangelo Buttafuoco che non si è fatto intimidire dai politici – generalmente privi di un grande retroterra culturale e soprattutto privi di ogni coraggio – e dagli attacchi di media di servizio.

Non sono bastati neppure i ticket imposti a chi osa entrare a Venezia per un solo giorno. La libertà di pensiero, così rara in Italia, è stata premiata. E se, oltre al coraggio, ci fosse anche un briciolo di intelligenza, il successo della Biennale potrebbe rappresentare il primo passo per un rilancio di Venezia. Non più una città finta, priva di veneziani e sommersa da turisti in stile Disneyland, ma un grande polo culturale, di cultura viva. Di nuovo una capitale con un ruolo nella geopolitica internazionale. Il punto di incontro tra un Occidente, che non può essere quello del pirata di Washington e dell’assassino di Tel Aviv, ed un Oriente che non voglia essere solo il predatore di un’Europa allo sbando.

D’altronde la Serenissima era la patria di Marco Polo, mercante ma capace di andare molto oltre gli affari proprio nei rapporti con l’Oriente. Ma la Venezia dei Dogi era molto diversa dall’italietta dei politici servi di Washington ed abbracciata a Zelensky. Molto diversa e molto migliore.

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