Come volevasi dimostrare. Non avevamo, certo, bisogno della palla di vetro del Mago Merlino per prevederlo. Bastava conoscere un po’ la storia recente della Siria. E non avere gli occhi, volutamente, foderati di prosciutto, come i nostri grandi Media.
La notizia, rilanciata da alcune agenzie senza particolare rilievo, è abbastanza semplice. E, soprattutto, chiara.
Le Forze di Sicurezza siriane si sono trovate in gravi difficoltà in una serie di scontri armati nella provincia di Tartus. Dove avevano cercato di arrestare un ex alto ufficiale del regime di Assad, accusato di varie nefandezze.

Ciò che conta, però, non sono le accuse, vere o false che siano. E neppure cosa si debba intendere per “Forze di Sicurezza” siriane. Visto che la Siria, come Stato e non come espressione geografica, non esiste più. E, con ogni probabilità, la sigla “Forze di Sicurezza” viene usata dai nostri Media per velare e celare la realtà. Milizie jihadiste, violente e incontrollabili, che stanno cercando di fare terra bruciata. Ed eliminare tutti gli oppositori, veri o presunti.
Ciò che conta davvero è stata la reazione. Armata e dura degli alawiti,che controllano evidentemente ancora quella regione. Dove, per altro, vi è una importante base russa. Che, però, alcune fonti danno in rapida evacuazione.
Il che spiegherebbe, tra l’altro, l’espandersi nella zona delle milizie jihadiste che hanno preso il controllo di Damasco. Sotto il nome, fittizio, di Forze di Sicurezza. Che, per altro, suona così stonato che solo dei Media totalmente proni alla propaganda come i nostri, possono passarlo per buono.
La vera notizia è un’altra. I jihadisti hanno fatto un tentativo di occupare la regione di Tartus. Facendosi forti e sicuri del ritiro dei russi. Ma sono stati respinti, con durezza, da una reazione degli alawiti che popolano, in maggioranza, la regione. E che sono, non va dimenticato, circa il 10% della popolazione complessiva della Siria.

E questo ci dice chiaramente una cosa. La minoranza alawita non è completamente smobilitata dopo la fuga a Mosca di Assad. E, dopo un momento di ovvia confusione, sembra decisa a difendersi con le armi. Anche perché gli alawiti non hanno alternative. O si difendono o fuggono in massa. E questa è una possibilità molto remota, visto che non saprebbero dove andare.
Altre possibilità? Subire un vero e proprio genocidio.
Per altro, lo stesso Assad è, improvvisamente, tornato attivo dalla lontana Mosca. Con dichiarazioni tutt’altro che rassegnate, e che sembrano preludere ad un suo tentativo di tornare in gioco. Anche senza un chiaro appoggio russo.
Naturalmente, lo scenario appare ancora confuso e difficile da comprendere.
Tuttavia, mi sembra evidente una cosa. La minoranza alawita, da sempre ben organizzata ed armata, non ha alcuna intenzione di subire un genocidio senza difendersi.
E questo può significare molte cose, e molto interessanti, per il futuro di quella che chiamavamo Siria.
Ed anche per gli equilibri, o squilibri, generali del medio oriente.