Il terzo fronte

11 Agosto 2026

 

 

Miguél Díaz-Canel è il Presidente di Cuba. Poco noto al grande pubblico occidentale, rimasto per lo più ancorato alla mitologia dei Castro.

 

Cuba, oggi, è una realtà complessa. Ben al di là delle mitologie dei nostrani castristi da salotto. Una realtà in divenire, e in trasformazione, spesso tormentosa.

 

Il disegno di Fidél di creare uno stato che si regga su un’economia solidale, diversa dal liberismo selvaggio che domina il continente americano, ha ancora una sua vitalità e validità. E, tuttavia, stenta, soprattutto perché isolato.

Castro non era marxista. Anche se le vicende della storia lo costrinsero ad avvicinarsi all’URSS per sopravvivere alla pressione statunitense.

 

Più che altro la sua fu una rivoluzione nazionale, per riscattare Cuba, ormai ridotta a un gigantesco bordello in mano alle mafie americane.

 

Una rivoluzione non particolarmente cruenta. Perché il regime di Batista crollò su se stesso, travolto dalla corruzione e dalle contraddizioni interne.

 

Poi fallì miseramente il tentativo di Kennedy di riprendere il controllo della grande isola.

La Baia dei Porci fu uno dei peggiori episodi della storia occidentale. E centinaia di giovani cubani, inquadrati ed armati dalla CIA, furono mandati al massacro. E, poi, abbandonati.

 

Washington, però, ha memoria lunga. E non ha mai totalmente rinunciato a riprendere il pieno controllo di Cuba.

Ed ora, con Trump, sta stringendo il cappio intorno al regime cubano.

Soffocandolo, nel tentativo di costringere L’Avana a tornare totalmente nella sua orbita.

È un cappio mortale. Che non permette a Cuba di mantenere più neppure il suo sistema sanitario, vanto e orgoglio del regime. E che costringe sempre più nell’angolo un sistema ormai provato dall’isolamento.

 

Naturalmente Cuba può contare sull’aiuto di Russia e Cina.

 

Mosca invia merci, e soprattutto petroliere, per tentare di rifornire la Grande Isola caraibica.

 

Pechino procede ad installare sistemi di produzione di energia solare, per cercare di ovviare alla carenza di fonti in grado di alimentare il sistema cubano.

 

Tuttavia le difficoltà per Cuba appaiono in crescita. Washington è decisa a soffocarla, e a riprenderne il controllo.

 

Dìaz-Canel cerca, sempre più disperatamente, di fare presente al mondo ciò che sta avvenendo.

 

In gioco non c’è soltanto il suo regime.

Quella che viene messa in discussione è la possibilità che possa esistere un sistema politico indipendente dagli States nella sfera di diretta influenza statunitense.

 

Cuba è il Terzo Fronte della guerra mondiale, asimmetrica, che si sta combattendo sotto i nostri occhi.

 

Occhi che, troppo spesso, non vogliono guardare la realtà. E prenderne atto.

 

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