Il Tessitore

22 Giugno 2024

 

 

Di Putin, soprattutto in questi ultimi anni, si è detto tutto e il contrario di tutto. E lo si è chiamato con i più diversi appellativi…tiranno, despota, paranoico…oltre al più comune, e scontato, Zar.

 

Io, però, lo chiamerei il Tessitore. Anzi, il Grande Tessitore. Che è, poi, appellativo attribuito al nostro Cavour dagli storici di un tempo.

Oh, e che ti sogni di paragonare Putin con uno dei nostri Padri della Patria?

 

Beh, a parte che il Conte di Cavour, di cui ho la massima stima, non era neppure lui una mammoletta, ma un politico scafato e spregiudicato…perché no?

Le guerre, soprattutto quelle grandi, non si vincono solo sul campo. Si vincono, anche e soprattutto, con la strategia politica.

Fu l’errore di Napoleone. Che, sul terreno di battaglia, non aveva uguali. Ma si mise contro tutto il mondo. Errore di arroganza. E furono Lipsia e poi Waterloo.

 

Perché si possono vincere le battaglie. Ma perdere la guerra. E Putin, vecchio agente del Primo Direttorio del KGB (gli “intellettuali” del regime sovietico) questo lo sa bene. Così, con la pazienza di un ragno, si è messo a tessere la sua tela.

La guerra è già nella realtà delle cose. E non parlo di quella in Ucraina soltanto. Parlo della Guerra…Mondiale, a tutto campo, fra Washington e Mosca.

Preso atto di questo, e dell’inutilità di perseguire sogni di pace, il problema è la scelta del campo di battaglia. Fondamentale da sempre, come insegna Sun Zu. Tanto più oggi, in uno schema di conflitto asimmetrico.

 

Washington ha una strategia ben precisa. E facile, tutto sommato elementare, da comprendere.

Dissanguare le forze di Mosca impegnandole in continui, ed estenuanti, conflitti europei. Combattendo per procura. Ovvero facendo combattere gli altri. Mentre i russi si vedono costretti a svenarsi. Di uomini e mezzi economici.

 

È una strategia costosa sul piano economico. Ma la Casa Bianca ha trovato il modo di fare pagare questi costi ai, supini, alleati europei. Mentre il sistema industriale statunitense addirittura ci guadagna. Vedi con l’embargo a gas e petrolio russi, sostituiti dall’export americano. Vedi con l’industria degli armamenti. E potrei continuare…

 

Strategia perfetta. Se anche la Russia spezzerà, come sta avvenendo, le reni a Kiev, avrà pagato a caro prezzo la sua vittoria. E subito si accenderanno nuovi fronti. I primi, e più probabili, la Moldavia e la Bosnia. Poi, in prospettiva, il Caucaso, con Georgia e Armenia…

Strategia perfetta, non fosse per un particolare. È pressocché totalmente incentrata sullo scenario europeo. E deve contare sul fatto che l’Orso russo carichi infuriato verso Occidente. Fino ad esaurire le sue forze.

 

Ma Putin questo lo ha capito molto bene. E si sta muovendo di conseguenza, cercando di…scompaginare le carte.

 

Prima in Africa. Inserendosi, abilmente, nella crisi dell’impero neocoloniale francese.

Poi in America Latina. Il giardino di casa di Washington.

Navi da guerra russe a Cuba. Alleanza con il Nicaragua. Rapporti più stretti con i paesi dell’Unione Andina…

 

E ora, la ciliegina sulla torta. L’estremo oriente. La regione del pan-Pacifico. Il primario interesse vitale per gli USA.

Gli accordi strategici con il Nord Corea. E col Vietnam. Due paesi chiave, e due potenze militari.

Sullo sfondo, l’Alleanza, o per lo meno la comunione di intenti, con Pechino.

 

Una tela complessa. Intricata. Ricca di sfumature. Ma che comincia a preoccupare chi, a Washington e dintorni, non è accecato dalla stessa propaganda statunitense.

 

In uno schema di guerra asimmetrico, l’America potrebbe trovarsi costretta a combattere su diversi fronti, in diversi scenari geopolitici. E a combattere direttamente, non avendo a chi delegare le proprie contese con Mosca. Ad esempio nella regione mesoamericana e caraibica.

Non ha le forze militari per farlo. E, soprattutto, rischia il crollo del fronte interno. Crollo morale, come in Vietnam. E allora era una ben altra America…

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