Un passo alla volta, un Paese dopo l’altro. Niger, Burkina Faso, Mali avevano già cacciato i francesi e si erano rivolti ufficialmente ai russi (ma erano arrivate anche le truppe private turche della formazione Sadat). Ora è la volta del Togo. “La cooperazione con la Russia è di importanza strategica per il Togo – ha spiegato Robert Dussey, ministro degli esteri del Paese africano – perché ci consente di diversificare il nostro partenariato internazionale e di accedere a preziose competenze tecniche”.
Tra i vari obiettivi dell’accordo anche la cooperazione nel settore dell’energia solare. E poi agricoltura, infrastrutture, trasporti. Con la possibilità per un’industria russa dell’auto in Togo e di una collaborazione anche nel settore dell’aviazione civile.
Dunque si va oltre la semplice attività militare con l’invio di truppe russe dell’Africa Korps. Ma una collaborazione strategica che favorisca lo sviluppo economico e sociale del Togo. Il che rende l’alleanza molto più stabile e concreta. Oltre a rappresentare un ulteriore tassello del rafforzamento di Mosca nell’Africa nordoccidentale. Ma anche una prova di convivenza, se non proprio collaborazione, con la Turchia (Paese Nato) in un’area particolarmente sensibile. D’altronde Ankara sta dimostrando una crescente attenzione verso i Brics e la Sco, l’organizzazione per la cooperazione di Shanghai di cui fanno parte, tra gli altri, Russia, Cina, India, Iran.
Strategie un po’ più articolate rispetto a quelle di chi viaggia per il mondo solo per ridurre il flusso dei migranti in cambio di poco denaro..

