Gli storici in genere usano l’espressione inglese Great Game. Debitori a Kipling, che ne fu, da parte britannica, il poeta e il cantore.
I russi, però, preferiscono usare un’altra espressione.
Il Torneo delle Ombre.
Più poetica. Più suggestiva.
Più inquietante.

Perché la, lunga, contesa per il controllo dell’Asia Centrale e delle vie che conducono all’Europa, fu davvero un torneo delle ombre. Un gioco di specchi deformanti, lungo, estenuante. Cui pose, momentaneamente, fine la rivoluzione bolscevica prima, poi la Seconda Guerra Mondiale contro la Germania.
In realtà, però, il Torneo delle Ombre mai ha avuto fine. E continua tutt’ora, solo con protagonisti altri. O meglio, con più protagonisti. Più ombre, che si affollano intorno al campo della contesa.
La Russia, ritornata prepotentemente sulla scena internazionale, dopo gli anni di crisi post-sovietici. La Russia che sta rivendicando con forza il suo ruolo di “controllore” dell’antica Via della Seta. Che, oggi, dovremmo rinominare Via del Petrolio, e dalla quale dipendono, con buona sostanza, tanto l’economia europea, quanto quella cinese

E, naturalmente, la Cina, oggi, è un attore di primo piano in questo teatro generale. Un’ombra gigantesca che si protende su tutta l’area del Pacifico, e, poi, verso Occidente.
Fautrice di un, raffinato, gioco di mediazione fra le diverse potenze. Epperò pronta a dare, quando lo ritiene necessario, una zampata ferina e letale.
L’Inghilterra ha, ormai da tempo, abdicato al suo ruolo nel Grande Gioco. Mancanza di forze, non di ambizione. Ed ha dovuto passare la mano a Washington. Che, però, spesso si muove come il classico elefante in una cristalleria.
Incapace di comprendere, anche solo di vagamente conoscere quel teatro di fantasmi, ombre vaghe, ma al tempo stesso letali.
E facile da trascinare, in nome della sua ambizione di primato mondiale, in vie oscure, budelli privi d’uscita. La recente, disastrosa, guerra all’Iran ne è la riprova.
E, poi, vi sono gli altri. Molti, dalla Turchia all’Iran, dal variegato e complesso mondo arabo, ad un’Africa che si sta ridestando dal lungo sonno del neocolonialismo.

Una realtà estremamente interessante, per dirla con i cinesi. Quindi, estremamente pericolosa.
Perché il gelo della Guerra Fredda aveva, se non altro, la dote di congelare la scena internazionale. E di ricondurla ad un confronto a due.
Oggi non è più così. Il Torneo delle Ombre appare affollato. E sanguinoso.
Manca, però, un’ombra. Un’assenza, un vuoto che sta, rapidamente, venendo colmato da altre ombre. Asiatiche. Africane.
Manca, quasi inutile dirlo. L’Ombra dell’Europa.
Ormai solo un vago fantasma privo di alcuna forza e consistenza.