Sui social proliferano racconti palesemente falsi ma che prendono spunto dalla realtà. Perlomeno i racconti italiani, perché quelli statunitensi ripropongono sempre le stesse vicende: o una supermilionaria che viene boicottata dalla famiglia ignara dello strepitoso successo economico, oppure una eroina di guerra bullizzata da fratello, cognata, genitori.
I racconti italiani volano più terra terra e ora prendono spunto dalle infinite polemiche – dalla Liguria al Salento, dalla Sardegna alla Romagna, dalla Calabria al Veneto – sulla maleducazione dei frequentatori delle spiagge libere.
Nel migliore dei casi si ha a che fare con chi, alla mattina presto, occupa la spiaggia con ombrelloni, sdraio, stuoie e poi se ne va per tornare con la tribù intorno all’ora di pranzo. Sarebbe vietato, ma l’applicazione delle leggi, in Italia, è casuale. Poi ci sono quelli che, in mancanza di gabinetti sulle spiagge libere, decidono di urinare e defecare per poi nascondere tutto con un po’ di sabbia.
Una narrazione ripetuta troppe volte, da Nord a Sud, per pensare che sia tutto inventato. Però, immancabilmente, nei commenti social compaiono coloro che invitano ad abbandonare le spiagge libere (se proprio non si possono eliminare) per riempire i lidi privati che, quest’anno, solo nei fine settimana e sotto ferragosto hanno registrato il tutto esaurito. Nulla da dire, ovviamente, su intere flotte schierate davanti a cale e calette. Inquinano, ma non si deve dire, mettono musica a palla ma sono cafoni arricchiti.
I commenti sui cafoni poveri, invece, sono accompagnati, come sempre, dai soliti idioti del “Se non potete permettervelo, state a casa”. Ma sono gli idioti che giustificano i 3 euro per un litro di latte, i prezzi assurdi degli hotel, i ricarichi folli per i vini. E poi si chiedono perché le cantine sono piene di bottiglie di vino invendute.
Il trionfo del cafone in spiaggia diventa racconto sui social..
Sui social proliferano racconti palesemente falsi ma che prendono spunto dalla realtà. Perlomeno i racconti italiani, perché quelli statunitensi ripropongono sempre le stesse vicende: o una supermilionaria che viene boicottata dalla famiglia ignara dello strepitoso successo economico, oppure una eroina di guerra bullizzata da fratello, cognata, genitori.
I racconti italiani volano più terra terra e ora prendono spunto dalle infinite polemiche – dalla Liguria al Salento, dalla Sardegna alla Romagna, dalla Calabria al Veneto – sulla maleducazione dei frequentatori delle spiagge libere.
Nel migliore dei casi si ha a che fare con chi, alla mattina presto, occupa la spiaggia con ombrelloni, sdraio, stuoie e poi se ne va per tornare con la tribù intorno all’ora di pranzo. Sarebbe vietato, ma l’applicazione delle leggi, in Italia, è casuale. Poi ci sono quelli che, in mancanza di gabinetti sulle spiagge libere, decidono di urinare e defecare per poi nascondere tutto con un po’ di sabbia.
Una narrazione ripetuta troppe volte, da Nord a Sud, per pensare che sia tutto inventato. Però, immancabilmente, nei commenti social compaiono coloro che invitano ad abbandonare le spiagge libere (se proprio non si possono eliminare) per riempire i lidi privati che, quest’anno, solo nei fine settimana e sotto ferragosto hanno registrato il tutto esaurito. Nulla da dire, ovviamente, su intere flotte schierate davanti a cale e calette. Inquinano, ma non si deve dire, mettono musica a palla ma sono cafoni arricchiti.
I commenti sui cafoni poveri, invece, sono accompagnati, come sempre, dai soliti idioti del “Se non potete permettervelo, state a casa”. Ma sono gli idioti che giustificano i 3 euro per un litro di latte, i prezzi assurdi degli hotel, i ricarichi folli per i vini. E poi si chiedono perché le cantine sono piene di bottiglie di vino invendute.
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