In Veneto, per aggirare la tutela ambientale delle vette, si sta cercando di far passare i nuovi impianti di risalita come elementi del trasporto pubblico locale. E se il tentativo riuscirà, è scontato che l’escamotage verrà utilizzato sull’intero arco alpino. Con un alibi addirittura ecologista: i collegamenti via fune tra le vallate riducono drasticamente l’utilizzo del trasporto su gomma, individuale o collettivo.
Giusto. Ma allora, per un briciolo di coerenza e di onestà intellettuale, i prezzi dovrebbero essere gli stessi del trasporto pubblico locale. Anche accettando la logica dei prezzi delle grandi città. Vanno bene 2 euro per un biglietto valido 90 minuti? Dunque con 8 euro si possono utilizzare gli impianti per almeno 6 ore. Magari con un cumulativo di 10 euro si possono utilizzare tutto il giorno. Ed anche la sera. È un trasporto pubblico locale, no? Mica un impianto riservato agli sciatori.
Perché il trasporto pubblico non può e non deve essere riservato ai turisti altospendenti. Ha ben altre logiche. Ma si può scommettere che, davanti alla richiesta di coerenza ed onestà intellettuale, i progetti verrebbero cancellati. Invece nessuno chiederà di rispettare la logica del trasporto pubblico, perché il turismo italiano segue logiche diverse. Non proprio corrette e trasparenti. E non solo in montagna.
Per giustificare i favori concessi ai balneari italiani che impongono prezzi assurdi per ombrellone e sdraio a fronte di canoni irrisori, il circolo della Garbatella si è inventato un monitoraggio delle coste per equiparare le spiagge, controllate dagli amici balneari, con scogli impraticabili spacciati per spiagge libere.
D’altronde, al mare o in montagna, l’alternativa sarebbe rappresentata da un nuovo modello di sviluppo turistico ed anche sociale. Ma richiederebbe la fatica di pensare. Improponibile.

