Inquieto, e inquietante, Gennaio

3 Gennaio 2026

 

 

Insomma, Gennaio ha avuto inizio. Da poco, ma è bastato quel poco. L’euforia, a dire il vero alquanto fasulla ed un po’ coatta, della vigilia, ha lasciato il posto a ceneri. Ad un sapore amaro in bocca.

 

È un mese freddo, anche se le giornate cominciano ad allungarsi. Freddo e inospitale. Tant’è che in antico era il primo dei due mesi intercalari. Neppure segnati sul Calendario arcaico che, per convenzione, chiamiamo Romuleo. E che, però, risale ad epoca ben più antica. A quando gli avi dei latini risiedevano molto più a Nord. In dimore sub-polari.

Allora la vita si fermava. Ristagnava per due mesi. Fino alla fine di febbraio, mese delle febbri e della purificazione.

E Gennaio era mese morto. Assenza. Rintanati nelle capanne, lasciando scorrere il tempo. E sperando nel presagio di rinascita giunto col Solstizio.

 

Non è un caso che, quando gli fu dato nome, questo mese venisse consacrato a Giano. Il Bifronte. Dio della fine e Dio degli inizi.

Un volto vecchio, antico…ed uno, invece, giovane e fresco.

 

Giano rappresenta, fra le tante altre cose, il presente. Ovvero la pausa, che è ben raro cogliere e che sempre in realtà ci sfugge, fra passato e futuro.

Fra rimpianti e paura.

Una semplificazione, naturalmente. Perché Janus è Numen arduo da decifrare, misterioso sempre. E, per di più, vi sono busti che lo rappresentano Tetrafrons, ovvero con quattro volti diversi. Rivolti ai quattro punti cardinali.

 

E tuttavia non voglio qui analizzare un mito o una iconografia. Solo evocare, per quanto mi è possibile, la presenza di questo Numen, che diede nome al mese che stiamo vivendo. Gennaio. E che, con il Calendario di Cesare – calendario solare, fondato sul modello egizio – è divenuto il primo mese dell’anno.

 

Il grande, lungo gelo che segue le Feste del Solstizio. E che tutto avvolge in un improvviso silenzio.

Lasciando, però, vivere la speranza, nei raggi del Sole che cominciano a farsi sentire prima all’Alba. E più tardi fino all’Imbrunire.

 

Certo, è un Sole freddo. Che, quando appare, illumina, ma non infonde calore.

Epperò è Sole. E mantiene viva la promessa solstiziale.

Giano, Gennaio… Le vetrine illuminate e addobbate del Natale già stanno sparendo.

Qualcuno, certo, manterrà gli addobbi sino all’Epifania. Sempre meno, però, ché questa è Festa arcaica e, in fondo, arcana. Che ben poco, anzi nulla, ha a che spartire con il Natale dei consumi frenetici e degli addobbi rutilanti.

 

E, poi, l’Epifania cade in Gennaio. Nel gelo e nel silenzio di questo mese, che ci sembra lungo. Lunghissimo.

 

Una infinita attesa. Una speranza. Una favilla appena di luce nelle tenebre.

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