Le stragi, gli attentati terroristici, sono, spesso, anzi quasi sempre, inutili. Inutili sotto un profilo militare e strategico, naturalmente. Perché nessun conflitto ha mai conosciuto una qualche svolta in forza di un attentato, di un’azione terroristica. E neppure di una vera e propria campagna di terrore.
Tuttavia, il terrorismo, le stragi soprattutto, assumono una notevole importanza dal punto di vista squisitamente politico. E vanno attentamente vagliate e valutate. Perché possano fare comprendere meglio lo stato delle cose. E, soprattutto, in quale direzione queste si stiano muovendo.
La strage di Mosca. Che, però, non va, semplicisticamente, derubricata ad un atto di terroristi più o meno improvvisati. Perché non ne ha le caratteristiche. Anzi, tutte le ricostruzioni mostrano l’azione di un commando ben organizzarto, preparato militarmente, e con un piano ben definito. Probabilmente da molto tempo. E, soprattutto, un commando assolutamente privo di velleità suicide. Che aveva ben predisposto anche le proprie vie di fuga. Il che fa propendere per l’esclusione di gruppi jihadisti caucasici, daghestani e ingusci… per non parlare del fantasma dell’ISIS, che qualcuno sta cercando di fare risorgere in queste ore.
Si parla di tagiki. Ma l’etnia non credo sia importante. Quello che appare più chiaro è che siano mercenari. Professionisti, ben addestrati, pagati e che tenevano alla loro pelle.
Il problema, naturalmente, non sono gli esecutori. Ma i mandanti. E gli scopi che si prefiggevano con questa strage.
Naturalmente su tutti i nostri Media un unico coro. Tutti possono essere stati tranne gli Ucraini. Zelenski è innocente.
E gli utili idioti più zelanti e attivi, arrivano anche ad insinuare che potrebbe essere stato il FSB, il servizio segreto russo. Insomma… ha stato Puitn.
Di queste cretinerie inutile parlare. Non meritano attenzione. Però a favore di una ipotesi che scagioni l’Ucraina di sono espressi anche analisti come Orsini, non certo teneri con Kiev.
Questo per due ragioni.
L’assoluta follia di una tale azione, che potrebbe provocare una reazione russa di proporzioni anche solo difficili da immaginare.
E il fatto che l’Ambasciata americana a Mosca aveva già segnalato l’8 Marzo scorso il pericolo di attentati in sale concerto moscovite. Invitando i cittadini statunitensi a non frequentarle.
Washington è stata poi pronta a condannare l’azione. E a esprimere cordoglio al Cremlino.
E se Washington si esprime così, vuol dire che Zelenski, suo burattino, non è responsabile. Questa la logica del ragionamento.
Che, però, sinceramente, non convince. Perché… troppo grossolano.
E non solo perché nessuno, ancora, ha posto una domanda ovvia. Come faceva l’ambasciata statunitense a sapere? Con anticipo, e notevole precisione sugli obiettivi? Se la poneva oggi la pedicure russa da cui sono stato. E i nostri grandi esperti ed analisti no? Mah…
Non è questo, però, che mi lascia più perplesso.
Mi chiedo infatti chi potrebbe avere, in questi momenti, interesse a compiere un atto consimile a Mosca. Sinceramente non vedo nel Caucaso, in Asia Centrale, in Medio Oriente chi potrebbe averne interesse o ragioni. Per quanto folli.
Ed escludendo l’impossibile, ciò che resta, per quanto improbabile, è la verità. Come dice Sherlock Holmes.
Quindi… l’Ucraina.
I cui servizi di intelligence, va ricordato, non sono nuovi ad azioni di terrorismo. La bomba che uccise Darya Dughina ne è un esempio. Non il solo.
E va ricordato che Kiev non è un monolite fatto di un solo uomo. Il buffo Zelenski.
Vi sono giochi e rapporti di forze interne, legami esteri difficili da decifrare. Quindi Zelenski potrebbe non sapere davvero… ma, solo per fare un esempio, Boudanov? Che spesso ha dato la sensazione di agire in totale autonomia. O, per lo meno di rispondere ad altri… sponsor.
Kiev è sull’orlo del tracollo militare. E di quello del fronte interno. All’interno della sua classe militare sempre più voci cominciano a chiedere la trattativa con Mosca. Ovvero… il coraggio della bandiera bianca. Come ha detto Bergoglio.
Ma vi è anche chi, dalla pace, avrebbe molto, tutto da perdere.
In Ucraina e… altrove. Molto più lontano.
Ipotesi, naturalmente. Ma, almeno mi pare, fondate su un ragionamento realistico. E concreto.
Poi… staremo a vedere. Il silenzio del Cremlino è eloquente. E preoccupante. I prossimi giorni potrebbero essere decisivi.
E molto pericolosi.

