Zelensky, dal nascondiglio dove si è rintanato – forse addirittura in Germania – propone una trattativa di pace con Mosca.
Questo nonostante continui il lancio di droni corsari contro obiettivi di nessun valore militare in territorio russo. Droni terroristici contro la popolazione, per altro prodotti all’estero – in parte anche in Italia – e, per lo più, governati da operatori non ucraini.

Tuttavia, Zelensky non può non cercare una via d’uscita. Il Lugansk è ormai totalmente in mano russa. Le altre province contese sono state quasi completamente liberate dalle armate moscovite.
Resta ancora Odessa, ma, ormai, è allo stremo. Manca poco, molto poco.
E, per di più, Putin è pronto a dare inizio ad una grande offensiva, che giunga fino a Kiev. Cancellando, così, l’Ucraina dalle carte geografiche.
O meglio riportandola a ciò che è sempre stata. Una Terra di Confine, come dice il suo stesso nome.
Confine fra la Russia e il mondo tedesco e polacco.
Se vuole salvare il salvabile – poco, pochissimo ormai – Zelensky deve trattare. O meglio, arrendersi. E sperare nella moderazione dello Zar Vlad.
Non ha altre opzioni.

E infatti il Cremlino ha risposto di essere disposto ad una trattativa di pace, ma…Zelensky venga a Mosca.
Cosa che, naturalmente, questi si guarderà bene dal fare.
E i Media occidentali subito pronti a dire che Putin non vuole la pace. Non vuole trattare con il tirannello di Kiev.
Scusate, però…trattare su che? E trattare perché?
L’Ucraina è allo sfascio. La gente in fuga per evitare arruolamenti forzati.
Zelensky e i suoi nascosti, rintanati da qualche parte…
Che dovrebbe trattare il Cremlino?
L’unica cosa che può accettare, per porre fine alla guerra, è una resa totale.
Zelensky a Mosca, in ginocchio.
Per altro questa resa potrebbe salvare la vita al tirannello di Kiev. Oltre che a molte migliaia di ucraini.
Putin avrebbe tutto l’interesse a chiudere la pratica mostrandosi magnanimo.
Zelensky, però, si guarderà bene dal fare l’unica cosa che, forse, potrebbe ancora consentire l’esistenza futura dell’Ucraina.
Tutta la sua storia personale ne dimostra la pavidità, oltre che l’inaffidabilità.

È un grosso ratto in fuga. Come tale capace di mordere ancora.
I suoi protettori e padroni lo incitano e istigano.
Ma si preparano già ad abbandonarlo.
Presto sarà solo. Forse riuscirà a riparare definitivamente in qualche paradiso fiscale, per godersi le fortune accumulate a prezzo di vite e sangue.
Forse…perché ormai è palese anche tra i vertici del regime ucraino l’insofferenza nei suoi confronti.
E più di qualcuno comincia a chiedere la sua testa.
E non è detto che sia solo una metafora.