Ipotesi su Manila

25 Luglio 2026

 

 

Lavrov e Rubio si incontrano. A Manila, al margine del vertice dell’ASEAN.

Si incontrano e discutono, tutto sommato amichevolmente, di mille cose.

Dalla cooperazione culturale a quella per i viaggi spaziali.

 

Bello. Interessante. Ma…cosa si sono detti davvero? Di cosa, realmente, hanno parlato?

 

Perché è evidente anche per un cieco che tante chiacchere sono solo nebbia. Sollevata tanto per dare qualcosa da pubblicare ai Media.

Nella realtà i due capi delle diplomazie russa e statunitense devono, necessariamente, essersi concentrati su un problema ben preciso.

 

L’Ucraina. O meglio il destino prossimo venturo di Kiev. Del suo regime e di ciò che resta, ben poco, della sua organizzazione statale.

 

Non che non vi fossero altri dossier scottanti, e urgenti, sul tavolo.

In primo luogo l’Iran e l’assetto della vasta regione mediorientale.

 

Tuttavia si tratta di problemi che, in questo momento, russi e americani preferiscono non discutere. Per mille ragioni.

 

In primo luogo perché coinvolgono altri attori globali, su tutti Pechino.

Poi perché l’attuale confronto fra Washington e Mosca è, necessariamente, settorializzato.

 

Trovare un accordo sulla questione ucraina è una cosa.

Un accordo globale tutt’altra.

I due politici e diplomatici lo sanno bene. E, certamente, si sono comportati di conseguenza.

 

L’Amministrazione Trump vuole chiamarsi fuori dal disastro ucraino, innescato dai suoi predecessori. Biden o chi per lui.

Però vuole uscirne senza rimetterci. Anzi, guadagnandoci come sta facendo in questi momenti, con la vendita di armi per Kiev agli europei.

 

Lavrov, però, è stato estremamente chiaro. E duro nelle dichiarazioni preliminari all’incontro.

Mosca non è disposta ad accettare tregue di alcun tipo.

L’intenzione è di chiudere definitivamente la partita. Riducendo l’Ucraina, o meglio ciò che ne resterà, ad uno staterello di confine. Uno Stato cuscinetto, privo di sbocchi al mare,

E, comunque, controllato dal Cremlino. Che non ha combattuto questa guerra per ritrovarsi una situazione di minaccia ai confini.

 

Lavrov ha dalla sua la vittoria militare, ormai evidente, conseguita sul campo. E, certo, l’avrà fatta pesare.

 

Rubio è in una posizione più difficile. E avrà sicuramente dovuto abbozzare di fronte alle richieste, o meglio imposizioni, del ministro russo.

 

Tuttavia ha potuto sicuramente mettere sul piatto una ripresa dei commerci, e la possibilità, per Mosca, di instaurare un nuovo mercato con gli USA. Proposta allettante, e sicuramente interessante per Putin, che probabilmente teme di diventare totalmente dipendente da Pechino.

 

Naturalmente, si tratta solo di ipotesi. Ovvero di cercare di decifrare i, pochi, segnali che ci arrivano da questo incontro di Manila.

Che resta, per altro un incontro interlocutorio.

 

Resta da vedere se avrà un seguito. E, soprattutto, se è servito a preparare la strada ad un prossimo accordo fra le due potenze.

 

 

Condividi

Trending posts

Leggi anche