Spiace ripetersi…. ma aveva ragione Maurizio Costanzo. La mamma dei cretini è sempre incinta. E fertilissima. Soprattutto, mi sembra, sui nostri Media. Grandi testate e Social, tutti insieme.
Quella della scuola lombarda che ha deciso di utilizzare uno dei giorni di chiusura a sua disposizione per lasciare a casa i ragazzi l’ultimo di Ramadam, sta diventando una storia infinita.
Polemiche a non finire, politici agguerriti l’un contro l’altro armati… opinionisti, destra e sinistra che in questo, solo in questo ormai, fingono di essere distinte. Totale ignoranza della legislazione scolastica….
Che ci volete fare? Dopotutto siamo il paese di Bartali e Coppi… tifosi. E non sportivi.
E così vediamo l’insanabile frattura fra chi è pro e chi è contro l’Islam.
Islamofobi e Islamofili.
Peccato, però, che di questo Islam entrambi sappiamo bene poco. E capiscano ancor meno.
Ed è grave. Perché, piaccia o meno, il mondo islamico è il nostro vicino di casa. E, come diceva Andreotti, i vicini di casa non te li puoi scegliere. Ma, aggiungo io, devi imparare a convivervi. Tanto più oggi, con un moto migratorio senza precedenti dal sud al nord del mondo.
E il nostro Sud è rappresentato dal Maghreb e dall’Africa. Dal Medio Oriente. Dove l’Islam è diffuso. Molto, e spesso egemone.
Proprio per questo dobbiamo imparare a distinguere. Non semplificare, facendo di tutte le erbe un fascio, in un senso o nell’altro.
Innanzi tutto dobbiamo ricordare che coloro che migrano verso le nostre coste non sono, in genere, raffinati esponenti della loro cultura di origine. Per lo più sono maschi giovani, in cerca di fortuna. Spesso… avventurosi e avventurieri. E che comunque si portano dietro il, pesante, bagaglio di usi e costumi diversi dai nostri. Sovente di origine tribale. Che si sono inseriti all’interno dell’Islam. Che ne sono parte indiscutibilmente. Ma che non sono, di per se stessi, islamici.
Un esempio. Il burka. Non appartiene alla tradizione islamica. È uso di certi gruppi etnici e tribali precedente l’islamizzazione. Così come la pratica, orribile, della infibulazione presso popoli africani. O quella, comune anche agli ebrei, della circoncisione.
Per tagliare corto… certi, rozzi e truculenti imam, autoproclamati, di cui si parla nelle nostre cronache, sanno di teologia e dottrina islamica come Alvaro Vitali di filosofia tomista. Solo che il popolare Pierino mai si è sognato di fare il predicatore.
E questi figuri sono un problema forse politico. Certamente di ordine pubblico. Ma nulla hanno a che fare con questioni afferenti la tolleranza e la convivenza religiosa.
Ricordo che anche Cutolo faceva giurare i camorristi su Vangeli e Croce. Ma non per questo gli è mai stato attribuita la patente di leader religioso.
L’Islam ha di fatto operato un sincretismo di tradizioni, usi, credenze più antiche. Proprio come fece, a suo tempo, il Cristianesimo.
La desacralizzazione della vita e della società occidentale, ci ha fatto dimenticare che anche da noi, fino a mezzo secolo fa, le donne si coprivano i capelli entrando i chiesa. E la pratica del digiuno era diffusa e comune.
Questo solo per fare un paio di esempi.
Ma veniamo al discorso che più spesso ritorna, della minaccia jhadista. E di quello che siamo usi chiamare “fondamentalismo” islamico. In modo improprio, visto che il termine “fondamentalismo” è di origine statunitense. E serviva, poco più di un secolo fa, per etichettare delle sette protestanti, dei predicatori e teologi, particolarmente rigidi. Tendenza tutt’ora presente nel, variegato, mondo del calvinismo americano.
Per altro, non si dovrebbe dimenticare che i, cosiddetti, fondamentalisti islamici sono abbastanza recenti. E sorti, sempre, in relazione con la nostra cultura Occidentale. Come reazione, ma prendendone anche molti spunti.
Solo per fare un esempio, Sayyed Qtub, ideologo dei Fratelli Musulmani, aveva studiato negli USA, e la sua visione politica della religione porta molti segni della sua formazione.
Insomma Salafiti, Wahabbiti, Deobandi (da cui derivano i Talebani), sono scuole di pensiero recenti. Figlie, in certo qual modo, della nostra modernità. Influenzate da una visione razionalistica e “politica” della religione e della società. Quando i jihadisti ci attaccano, e quando noi attacchiamo loro, è una guerra tra simili. Anche se stentiamo a prenderne coscienza.
Nulla a che fare con l’Islam tradizionale, e, tantomeno, con Guerre Sante e Crociate.
A che pro questi discorsi? mi potrebbe venire chiesto.
Non pretendo, certo, di fornire soluzioni. Solo un, modesto, invito a… conoscere. Per cercare di governare il mutamento in atto nelle nostre società, è necessario osservare le cose, gli avvenimenti. E capirli. Senza paraocchi di alcun tipo.
Senza, in questo caso, la fobia dell’ Islam. Che è stupida e pericolosa come tutte le fobie. Ma anche senza garruli entusiasmi per la, presunta, ricchezza culturale che i migranti dovrebbero portarci…
Un po’ di sano realismo, e di conoscenza. Per evitare di dare aria alla bocca come si sta facendo da troppo tempo. E da entrambe le parti.



