E se Antonio Tajani, ministro degli esteri di Israele, ne avesse azzeccata una? No, non in politica estera, ovviamente. Ma avanzando la proposta dello Ius scholae. L’Italia, sempre che a lui interessi mentre è impegnato a difendere il diritto di Tel Aviv di sterminare ovunque donne e bambini, ha assoluto bisogno di qualità, di lavoratori con professionalità. Dunque basta con gli schiavi fatti arrivare con le carrette del mare e con le ong, e via libera alla cittadinanza concessa dopo 10 anni di studi.
Che, poi, è una boiata pazzesca. Cosa significa dopo 10 anni? O sei un ciuccio che ha ripetuto un paio di volte anche alle medie, oppure sei a metà percorso delle superiori. Sempre che si vogliano giovani preparati e qualificati.
Ma su questo si può discutere.
È sul resto che bisognerebbe avere il coraggio di intervenire. Togliendo la cittadinanza ai troppi italiani, da infinite generazioni, che si ostinano ad ignorare la scuola e la cultura di questo Paese. Una imbarazzante carrellata di influencer, comparsa su Striscia la notizia, potrebbe fornire un primo elenco di persone a cui togliere la cittadinanza proprio sulla base dello Ius scholae. Date loro la cittadinanza statunitense (“non c’è popolo più stupido degli americani”, anche se la trasmissione dedicata a Gaber ha ignorato questa citazione..), date loro la possibilità di essere apolidi.
Perché se la cittadinanza italiana deve essere meritata, di fronte alla negazione di ogni rapporto con la cultura italiana dovrebbe anche poter essere revocata. Nessuna cittadinanza agli stranieri che delinquono in Italia, nessuna cittadinanza agli italiani che uccidono la cultura italiana. A chi scrive bakery come insegna per una panetteria, a chi non sa scrivere una proposta di lavoro senza usare l’inglese, a chi dice “ti ho imparato qualcosa” invece di “insegnato”. Ah no, contrordine compagni. Questa è una parlamentare gauchista della repubblica.. E in parlamento la cultura italiana è un optional. O un fastidio. Altro che Ius scholae.
Ius scholae? Sì, ma revochiamo la cittadinanza italiana ai parlamentari che non conoscono la lingua italiana..
E se Antonio Tajani, ministro degli esteri di Israele, ne avesse azzeccata una? No, non in politica estera, ovviamente. Ma avanzando la proposta dello Ius scholae. L’Italia, sempre che a lui interessi mentre è impegnato a difendere il diritto di Tel Aviv di sterminare ovunque donne e bambini, ha assoluto bisogno di qualità, di lavoratori con professionalità. Dunque basta con gli schiavi fatti arrivare con le carrette del mare e con le ong, e via libera alla cittadinanza concessa dopo 10 anni di studi.
Che, poi, è una boiata pazzesca. Cosa significa dopo 10 anni? O sei un ciuccio che ha ripetuto un paio di volte anche alle medie, oppure sei a metà percorso delle superiori. Sempre che si vogliano giovani preparati e qualificati.
Ma su questo si può discutere.
È sul resto che bisognerebbe avere il coraggio di intervenire. Togliendo la cittadinanza ai troppi italiani, da infinite generazioni, che si ostinano ad ignorare la scuola e la cultura di questo Paese. Una imbarazzante carrellata di influencer, comparsa su Striscia la notizia, potrebbe fornire un primo elenco di persone a cui togliere la cittadinanza proprio sulla base dello Ius scholae. Date loro la cittadinanza statunitense (“non c’è popolo più stupido degli americani”, anche se la trasmissione dedicata a Gaber ha ignorato questa citazione..), date loro la possibilità di essere apolidi.
Perché se la cittadinanza italiana deve essere meritata, di fronte alla negazione di ogni rapporto con la cultura italiana dovrebbe anche poter essere revocata. Nessuna cittadinanza agli stranieri che delinquono in Italia, nessuna cittadinanza agli italiani che uccidono la cultura italiana. A chi scrive bakery come insegna per una panetteria, a chi non sa scrivere una proposta di lavoro senza usare l’inglese, a chi dice “ti ho imparato qualcosa” invece di “insegnato”. Ah no, contrordine compagni. Questa è una parlamentare gauchista della repubblica.. E in parlamento la cultura italiana è un optional. O un fastidio. Altro che Ius scholae.
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