La bellezza salverà il mondo? Va bene che Dostoevskij è ormai tabù per i servi di Zelensky, Ursula e Kaja Kallas. Però, insieme allo scrittore russo, il pensiero unico obbligatorio al servizio del business ad ogni costo ha mandato in soffitta anche tutte le belle teorie che proprio il politicamente corretto aveva presentato come verità assolute: mettete il bello nelle periferie e la violenza svanirà.
Adesso i neoazionisti e tutti i politici di “buonsenso” di entrambi gli schieramenti hanno stabilito che la bellezza non è un diritto, che si deve pagare. In realtà ad iniziare è stato il Vaticano che, da decenni, fa pagare l’ingresso nelle chiese più belle e più ricche di opere d’arte. A prescindere che la stragrande maggioranza delle chiese sono state edificate con i denari dei fedeli o con i guadagni dei nobili sulle spalle dei sudditi, la bellezza delle costruzioni e delle opere custodite all’interno dovevano toccare l’anima di chi entrava a pregare, avvicinando il fedele a Dio.
La Chiesa ha deciso che i fedeli sono molto meno importanti dei turisti. Dunque si paga e per pregare gratis fuori orario, se proprio bisogna farlo, si può entrare in capannoni trasformati in luogo di culto. La bellezza non è prevista.
E poi si è passati a monetizzare anche la bellezza della natura. In nome della lotta contro l’iperturismo. Si deve pagare per ammirare alcuni scorci alpini, per percorrere passeggiate con vista sul mare.
Sempre con la logica degli idioti: se non potete permettervelo, state a casa. A soffocare nell’afa, ad ammirare muri coperti di scritte e scarabocchi, ad osservare il libero spaccio in libero stato, ad assistere a risse ed aggressioni.
E allora forse la bellezza non basterà a salvare il mondo, ma il brutto dilagante farà precipitare ulteriormente questo mondo. Magari andando a colpire proprio gli idioti che pretendono di far pagare per ammirare un tramonto in una località ricca di bellezza.
La bellezza a pagamento non salverà il mondo. E la violenza colpirà gli esattori
La bellezza salverà il mondo? Va bene che Dostoevskij è ormai tabù per i servi di Zelensky, Ursula e Kaja Kallas. Però, insieme allo scrittore russo, il pensiero unico obbligatorio al servizio del business ad ogni costo ha mandato in soffitta anche tutte le belle teorie che proprio il politicamente corretto aveva presentato come verità assolute: mettete il bello nelle periferie e la violenza svanirà.
Adesso i neoazionisti e tutti i politici di “buonsenso” di entrambi gli schieramenti hanno stabilito che la bellezza non è un diritto, che si deve pagare. In realtà ad iniziare è stato il Vaticano che, da decenni, fa pagare l’ingresso nelle chiese più belle e più ricche di opere d’arte. A prescindere che la stragrande maggioranza delle chiese sono state edificate con i denari dei fedeli o con i guadagni dei nobili sulle spalle dei sudditi, la bellezza delle costruzioni e delle opere custodite all’interno dovevano toccare l’anima di chi entrava a pregare, avvicinando il fedele a Dio.
La Chiesa ha deciso che i fedeli sono molto meno importanti dei turisti. Dunque si paga e per pregare gratis fuori orario, se proprio bisogna farlo, si può entrare in capannoni trasformati in luogo di culto. La bellezza non è prevista.
E poi si è passati a monetizzare anche la bellezza della natura. In nome della lotta contro l’iperturismo. Si deve pagare per ammirare alcuni scorci alpini, per percorrere passeggiate con vista sul mare.
Sempre con la logica degli idioti: se non potete permettervelo, state a casa. A soffocare nell’afa, ad ammirare muri coperti di scritte e scarabocchi, ad osservare il libero spaccio in libero stato, ad assistere a risse ed aggressioni.
E allora forse la bellezza non basterà a salvare il mondo, ma il brutto dilagante farà precipitare ulteriormente questo mondo. Magari andando a colpire proprio gli idioti che pretendono di far pagare per ammirare un tramonto in una località ricca di bellezza.
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