“Il corpo crudo” (€uro 13,00 p. 219), pubblicato da Edizioni del Capricorno, è il romanzo noir intrigante e avvincente, in cui entra in scena Greta Pietropaoli, la detective tra le protagoniste del romanzo successivo “Le signore dei giochi”, sempre edito da Edizioni del Capricorno.
Torino, l’appartamento al primo piano di Via Ormea 10, è la casa-studio del fotografo-artista di fama internazionale Bruno Sirio alias Dio*, le cui opere contese dai collezionisti, suscitano scandali sulla stampa specializzata. L’artista è trovato morto assassinato in casa sua, con atroce crudeltà.
Lo scenario delle indagini è un intreccio complesso di moventi: rivalità in seno all’ambiente dell’arte contemporanea, la vendetta di qualche membro del suo entourage, composto principalmente da donne sfruttate nei corpi e nelle anime per realizzare le sue opere artistiche, poi gettate via e lasciate ad annegare nella loro sofferenza, cui si aggiunge il possibile movente passionale.
Parallelamente, Torino è terrorizzata dalle gesta ferine di una bestia che aggredisce a morsi di notte i malcapitati che incontra sulla sua strada. Immeditamente si diffonde la paura di un possibile licantropo. la ricerca della verità dovrà percorrere una strada complessa, attraverso passaggi temporali tra passato e presente, nel cuore di tenebra dell’artista: l’infanzia segnata da un trauma atroce, che sviluppa in lui una personalità egoista, narcisistica, sadica, che lo porta a dominare e sfruttare gli altri, all’insegna di una visione darwinista della vita.
Così è per Michele, il ragazzo cresciuto con lui, figlio della cameriera a servizio presso la sua famiglia, legato a lui da un rapporto schiavo-padrone; o per Maristella, che usa come modella, pervasa, nei suoi confronti da un sentimento impregnato di odio, amore e devozione. L’unica donna non soggetta al suo dominio è la sua matrigna Greta Pietropaoli con cui intrattiene rapporti ambigui, e che ha intuito e incoraggiato il suo talento artistico, introducendolo nel mondo dell’arte e diventando la sua agente.
Colpita dalla morte del figliastro, Greta inizia un’indagine parallela a quella ufficiale, lastricata di colpi di scena, che sembrano mutare in maniera proteiforme i contorni della storia. In un crescendo di tensione, le strade dell’artista assassinato e della belva notturna si fanno più vicine. Quando finalmente il colpevole sembra esssere stato individuato, Greta passeggiando con un cane, colpita da un’immagine vista per strada, intuisce l’identità del carnefice e in un finale mozzafiato riuscirà, a rischio della vita, a farne cadere la maschera di vittimistica innocenza. Di riflesso, in un doppio finale spiazzante e inaspettato, anche l’identità del licantropo sarà svelata.
Valeria Bianchi Mian è riuscita a coniugare la scrittrice e la psicoterapeuta, cesellando un noir profondo nello svelare le latebre più oscure dell’animo umano, mascherate dietro un’apparente normalità, che s’infrange davanti ai colpi che la vita vibra a tradimento.
La scrittura è di una precisione chirurgica nel mettere in luce sfaccettature positive e negative dei diversi personaggi principali e secondari che, se pure inventati, risultano reali e vivi nel loro modo di agire. Torino e gli altri luoghi, non sono solo sfondi, ma attori che interagiscono con protagonisti e protagoniste umani, in uno scambio di emozioni, sentimenti, sensazioni.
L’uso dei flashback spazio-temporali è utilizzato magistralmente nell’evidenziare le origini delle evoluzioni e delle involuzioni dei personaggi.
Valore aggiunto è il riuscire a ritrarre in sequenze che si trasformano in arazzi viventi, l’eros maschile e femminile, ritratti nella loro natura ambivalente, d’intreccio di vita e di morte, di luce e di tenebra, senza edulcorare gli aspetti più atroci, innestandoli però simmetricamente nell’architettura della sttoria, senza eccessi truculenti e di dubbio gusto.
Un romanzo, in ultima analisi, che incatena lettori e lettrici fino alle ultime pagine, sciogliendo gli enigmi della storia e ponendone altri a loro.

