Trump si è impadronito del Venezuela con un’operazione di pirateria ma i suoi seguaci sudamericani hanno conquistato, attraverso il voto, altri Paesi del Continente. Dall’Argentina al Cile, passando per la Bolivia. Però proprio in Bolivia è esplosa la protesta sociale dopo che gli interessi dei gruppi economici statunitensi, garantiti dal presidente Rodrigo Paz, hanno portato ad una nuova penalizzazione dei ceti popolari e delle popolazioni indigene.
Una protesta violenta, con morti, feriti, arresti. Ma pressoché ignorata dai media italiani. Imbarazzati quando si tratta di occuparsi di situazioni scomode. Perché i media del centrodestra non osano criticare Trump e quelli del centrosinistra si trovano in difficoltà a schierarsi a fronte di una sinistra latino americana non sempre in linea con quella europea e tanto meno italiana.
In attesa che elaborino un pensiero in merito, la Bolivia rischia la guerra civile e la proclamazione dello stato di emergenza. Non sono bastate le dimissioni del ministro del lavoro, odiatissimo dai lavoratori. Hanno fatto seguito le dimissioni dei ministri dell’istruzione e della difesa, ma perché non erano d’accordo con la proclamazione dello stato di emergenza e l’utilizzo delle forze armate contro i manifestanti.
A rasserenare il clima non ha certo contribuito la notizia dell’arrivo di un aereo statunitense con quasi 20mila candelotti lacrimogeni.
La situazione resta dunque estremamente difficile. Le forze che sostengono il presidente, a loro volta sostenute dagli USA, vogliono il pugno duro. Con la certezza che l’appoggio yankee permetterebbe di vincere un’eventuale guerra civile.
