La cautela degli Arabi

18 Febbraio 2024

 

 

Gli Arabi si stanno comportando con cautela. Intendo, ovviamente, i paesi arabi in relazione alla Crisi di Gaza. Da ottobre l’esercito israeliano sta martellando la Striscia, senza alcuna tregua in vista. I morti si contano a decine di migliaia ormai tra i civili. Perché l’obiettivo dichiarato da Nethanyau – annientare Hamas – appare ben lontano dall’essere raggiunto. E, probabilmente, non lo sarà mai.

 

Anzi, gli estremisti islamici di Hamas, se pure stanno perdendo uomini sul campo – poco più di tremila, secondo fonti israeliane – stanno acquisendo sempre più peso nel, complesso, mondo palestinese. E i suoi vertici – ancorché nebulosi – non sembrano essere stati granché intaccati. La manovalanza, i miliziani sono facili da rimpiazzare. E la strategia scelta dal governo israeliano sembra favorire il futuro dell’ufficio reclutamento di Hamas.

 

Non vi era altra scelta, si dirà. Eppure, in passato, il Mossad e gli altri servizi di Gerusalemme erano diventati famosi per le loro operazioni “chirurgiche”. Decapitare le organizzazioni nemiche, senza esporsi al rischio di lunghe, costose, ed estenuanti campagne militari. Senza contare l’effetto mediatico, che, in questo caso, sta facendo scivolare nell’oblio il massacro di cittadini israeliani, conpiuto dai commando jihadisti il 7 ottobre.

Una strategia che definire miope, e senza via d’uscita, è mero eufemismo.

 

Senza via d’uscita… a meno di non attaccare a fondo la sacca di Rafah. E costringere un milione e mezzo, almeno, di palestinesi a cercare rifugio nel Sinai.

Cosa che, stando alle dichiarazioni di Nethanyau, gli israeliani si stanno preparando a fare.

 

Nessun genocidio, certo. I palestinesi sono arabi. E nessuno può pensare di eliminare 500 e passa milioni di arabi. Ma pulizia etnica, sì. Perché rendere terra di nessuno, e quindi cuscinetto di difesa per Israele, la Striscia, questo è. E non può venire definita diversamente.

Come dicevo, i palestinesi sono arabi. Circa 12 milioni. Di cui poco più di due e mezzo nella Striscia di Gaza, controllata da Hamas. A ben vedere, una goccia nel mare. Perché gli arabi sono, appunto, circa 500 milioni. Tra Medio Oriente e Nord Africa. Un mare, un oceano. Il secondo gruppo etnico/linguistico del mondo, dopo i cinesi Han.

 

È vero, però, che si tratta di un gruppo molto… variegato. Storicamente diviso da fratture profonde. Ben difficile comprare un libico ed uno yemenita, un irakeno ed un marocchino… storie, culture, tradizioni diverse. E diverse anche le declinazioni dell’Islam. E persino le varianti della lingua araba.

 

Tuttavia da dopo la fine dell’età coloniale, i paesi arabi hanno sempre inseguito, o per lo meno vagheggiato una qualche unità. Che non esisteva più dai tempi, ormai remoti, del Califfato Abbasside.

Poi frammentato al suo interno e sommerso dal dominio ottomano. Infine dalla supremazia coloniale delle potenze europee.

Dal secondo ‘900, il mondo arabo ha visto infrangersi diversi sogni, ed utopie, di una qualche unità. Dal pan-arabismo nazionalista di Nasser, al Califfato islamista dell’Isis.

Certo, esiste, una Lega Araba. Ma, siamo sinceri, ha la stessa influenza sul piano della geopolitica globale (ed anche regionale) della Conferenza Mondiale degli Esperantisti. Che, appunto, non esiste. È una mia, balzana, invenzione.

 

Se gli arabi trovassero, però, un’autentica unità di intenti e di azione, verrebbero a rappresentare una forza tale da sconvolgere gli equilibri internazionali. Solo, avrebbero bisogno di qualcosa, o qualcuno, capace di fare loro superare diffidenze ed antiche ostilità reciproche. Un grande leader. O, più facilmente un grande… Nemico.

Perché nulla salda insieme uomini e popoli come un nemico comune.

 

Per ora, di fronte alla crisi di Gaza, i Paesi Arabi si sono limitati ad alzare alti lai. Inveire, minacciare… ma niente altro. A parte gli Houthi, naturalmente. Ma loro sono, per molti aspetti, altra cosa.

 

Anzi, nonostante le urla, i Paesi Arabi che intrattengono relazioni economiche e, addirittura, diplomatiche con Israele, le hanno, tranquillamente, mantenute. Sotto traccia.

 

Se Nethanyau affonderà il colpo a Gaza si potrebbero, però, aprire due scenari.

Nel primo, gli arabi piangeranno, faranno grandi manifestazioni, bruceranno bandiere con la stella di Davide e a Stelle e Strisce. Ma tutto finirà lì.

Questo, però, dipenderà dal fatto che Washington sia riuscita, pagando, a convincere l’Egitto ad accogliere i profughi palestinesi, una gigantesca massa critica, nel suo Sinai.

E il prezzo sarà tanto alto da dare le vertigini.

Ma se questo non accadesse, se non vi fosse la disponibilità egiziana, ci sarebbe il concreto rischio che i paesi arabi, trovino una, impensabile, unità di intenti. O almeno di azione.

 

Ed è per questo, per evitare questa, sconquassante, unità araba, non per le sbandierate ragioni umanitarie, che il Segretario di Stato americano, Blinken, si sta tanto agitando in queste ore.

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