La Centuria di Scalici nell’Italia del 2083

10 Luglio 2024

 

“La Centuria” di Giuseppe Scalici, Edizioni Idrovolante, € 16,00, pagg. 200

 

 

 

Non è facile, in questo nostro tempo presente, dall’aria pesante e dai presagi funesti, imbattersi in un romanzo e in una storia che abbia la fragranza e la leggerezza di una bella mattinata estiva in alta montagna. Certamente chi scrive, si capisce, che ama la montagna e il mormorio delle foreste di wagneriana memoria, ma la storia che ci regala Giuseppe Scalici possiede davvero l’ingannatrice leggerezza della bellezza e della bontà, senza retorica, ma che invece si nasconde dietro decenni di studi profondi e di esperienze fondamentali.

L’autore è infatti un pregiato cultore di filosofia platonica, in particolare della cultura neoplatonica del XVI e del XVII secolo, in sostanza di Bruno e di Campanella, e ricordiamo con piacere una sua stupenda prefazione ad una edizione di trent’anni fa della Città del sole dal lui curata.

La storia che racconta questo romanzo si svolge comunque in un tempo futuro che vorremmo con tutto il cuore che il nostro Paese potesse davvero vivere: precisamente dal settembre del 2083 all’ottobre del 2087, quando vicende tragiche hanno oramai spaccato l’Italia e dove Italica (che comprende il nord, la Dalmazia e la toscana) si contrappone a quel che resta della vecchia Italia, oramai subordinata completamente a un’Europa francese e euro-atlantica.

Italica ha però conquistato l’indipendenza e persino restaurato una accettabile ed efficiente società tradizionale, si è liberata degli USA e dell’Europa francese e anglo-americana e costruisce alleanze con una parte della vecchia Europa centrale e con la Grecia in funzione imperiale e tradizionale.

Su questo scenario si dipana la vera trama di questa storia, incarnata dall’azione eroica, piena di spirito di collaborazione e di umanità tradizionale, di agenti segreti, spie e personaggi impegnati in azioni di guerra asimmetrica, personaggi e intrecci che però non sveleremo, perché al lettore deve rimanere tutto l’incanto di seguire le vicende.

Si tratta di vicende inserite pienamente all’interno di una spietata lotta per l’egemonia sulla vecchia Europa, duro scontro che ovviamente registra le forze dei protagonisti, che combattono per la libertà di Italica e dei suoi alleati, contro le ingerenze delle potenze euro-atlantiche, insomma degli USA, della Gran Bretagna e della Francia, insomma del solito micidiale e decadente Occidente della NATO.

La guerra non riconosce confini: dagli attentati terroristici alle ingerenze sulle organizzazioni così dette umanitarie, dalla gestione del traffico dei migranti a quello delle nuove droghe, così in un crescendo che valorizza gli agenti di Italica, talvolta li sacrifica in azioni che tornano a rivestire chiaramente un significato sacrale: appunto il sacrificio della propria vita per la propria Patria, libera, indipendente e finalmente ispirata ai valori spirituali della Tradizione.

Si deve insistere sull’atmosfera spirituale e letteraria che la storia comunica e si deve anche confessare una certa invidia per i protagonisti, così bene descritti nelle loro caratteristiche aspre, semplici e guerriere (si potrebbe definirle: spartane), e non tanto per lo spessore delle vicende, quanto invece per la situazione oggettiva che il racconto descrive, appunto una situazione sostanzialmente di latente guerra asimmetrica europea, ma una guerra dove si comprendono bene i confini e gli obiettivi.

Noi, vecchi combattenti (non osiamo usare il termine guerrieri…) che dagli anni Settanta ad oggi abbiamo dovuto impegnarci su confini ibridi, sfuggenti, con alleanze obbligate con gente che dietro lavorava contro di noi, con gli zaini pieni di sconfitte, più o meno onorevoli, ma sempre vissute nella carne con spietata sincerità, con lo struggimento nel cuore a vedere la nostra cara Italia ridotta anche peggio di quanto afferma Dante nella sua Commedia, ebbene invidiamo il futuro di quando finalmente si potranno avere confini certi, evidenti, schieramenti espliciti e franchi, dove si potrà, anche con gioia, arruolarsi, sacrificarsi, insomma combattere per un nuovo ed eterno limes, che torni a dividere la Civiltà dalla barbarie.

La storia scritta da Scalici è stimolante e formativa e secondo noi può fornire ai giovani uno spunto, semplice e ruvido, ma con la luminosità di un tracciante che solca il cielo notturno, nella speranza che il destino del nostro Paese possa chiamare ancora anime generose alla comune costruzione di una società libera, indipendente, ispirata ai valori della Tradizione spirituale.

 

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