La collera di Modi

28 Agosto 2025

 

 

Modi, il premier indiano Narendra Damodardas Modi, è uomo pragmatico. Sino al punto di apparire cinico e subdolo nel suo comportamento politico. Comunque, sempre lucido nel manovrare fra le grandi potenze in gioco. Evitando di schierarsi. Ovvero mantenendo quella “autonomia” che, a ben vedere, è da sempre la cifra della politica indiana. Indipendentemente da chi governi a Nuova Delhi.

 

Questa volta, però, le cose sembrano aver preso una piega molto diversa.

Perché Modi, e con lui tutto il vertice dell’Unione Indiana, non ha potuto non adirarsi. E adirarsi profondamente. Con Trump.

Il Presidente americano infatti ha cercato di fare pressioni su Nuova Delhi, per spostare l’asse di questa più ad Occidente. Ovvero per farsela alleata, soprattutto contro la Russia. Dalla quale l’India acquista, come, per altro, da sempre, gran parte del petrolio e del gas necessari alla sua economia in vertiginosa crescita.

 

Cosa che non ha mai, però, implicato uno spostamento dell’asse di riferimento indiano.

Con Modi, di fatto, l’Unione ha continuato in quella politica di non allineamento che ha caratterizzato tutta la sua storia.

 

Politica difficile, certo. E non priva di zone d’ombra e ambiguità.

Tuttavia Modi era riuscito sino ad ora a essere parte dei BRICS, ma a non diventare subalterno, o stretto alleato, né di Mosca, né di Pechino.

 

Arte ardua, come dicevo. Tuttavia gli indiani sono tra i padri fondatori dell’alchimia, e sanno bene dosare veleni e farmaci.

Trump, però, è entrato a gamba tesa. Cercando di imporre gli States come unici fornitori di gas e petrolio, e ad un prezzo sinceramente assurdo. Moltiplicato per molte volte rispetto a quello russo.

 

E lo ha fatto minacciando Nuova Delhi dell’imposizione di sanzioni, dazi pesantissimi al 50%, sull’export indiano negli States.

 

Una prospettiva di per sé stessa già inaccettabile per Modi. Cui, per sovramercato, si è aggiunto il tono delle dichiarazioni pubbliche di Trump. Che si è lasciato andare ad una, pesante, ironia sull’Unione Indiana, irridendo le sue capacità di crescita economica, il suo sviluppo. La sua politica.

 

Ora, sappiamo bene che The Donald è fatto così. E che in questo modo è uso condurre gli “affari”. Alzando il prezzo, anche insultando, per poi arrivare ad un accordo.

Insomma, è il suo “stile”. E non c’è niente da fare.

Solo che anche Modi ha un suo stile. Completamente diverso. E si è offeso. Come, per altro, si sono offesi tutti i vertici dell’Unione Indiana. Che non sono disposti a subire i diktat di Trump. E le sue, immotivate, sfuriate.

 

Così la reazione è stata estremamente dura. Una risposta secca. Che non lascia spazio a repliche o trattative. Almeno per il momento.

 

Il risultato è che l’India sembra essersi ulteriormente avvicinata a Russia e Cina. Musica per le orecchie di Putin. E, forse soprattutto, per quelle di Xi Jinping. Che vedono così compattarsi il, variegato, fronte dei BRICS.

Che sta assumendo un crescente peso politico. Oltre che economico.

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