Ma come, vi abbiamo dato la costituzione più bella del mondo, il lavoro povero, il precariato, le celebrazioni del 25 aprile e di ogni ricorrenza che piace all’Anpi, l’impossibilità di stare 15 giorni in spiaggia perché non potete permettervi le tariffe, la distruzione di ogni speranza di formarvi una famiglia e di comprarvi una casa e voi, invece di ringraziare, sognate di abbandonare questo Paese democratico e felice?
La gauche in redazione, declinata nelle varie versioni dal Foglio al Corriere, passando per Domani e l’Avvenire, questa volta è davvero preoccupata di fronte ai dati che evidenziano una insoddisfazione giovanile che si sta trasformando in collera silenziosa accompagnata da un tentativo di fuga verso Paesi dove l’erba è più verde anche quando non lo è.
Non è solo una questione economica, assicurano tutti per compiacere i propri donatori di stipendio dal braccino corto. Non sarà solo una questione economica, però è la motivazione riindicata dai giovani come principale motivo per andarsene dall’Italia. Insieme alla possibilità, all’estero, di migliori opportunità di lavoro, di carriera, di attività legate ai propri studi, di atteggiamenti più corretti da parte dei dirigenti aziendali.
E va bene, non è una novità il basso livello dell’imprenditoria nazionale. Se il “campione” è John Elkann, la fuga è sacrosanta.
Però c’è anche dell’altro. Qualcuno vuole cambiare paesaggio – non entusiasmandosi per la cementificazione selvaggia che tanto piace ai politici di ogni colore – altri cercano una cultura diversa, nonostante le narrazioni ardite del ministro delle cerimonie partenopee. O, semplicemente, si vorrebbe un diverso stile di vita.
Ma alla gauche in redazione la fuga dei giovani italiani permette di rilanciare i benefici garantiti dell’immigrazione. Saranno loro, i nuovi arrivati, a pagarci la pensione. Una magra pensione, perché tra lavoro nero e lavoro povero, i versamenti non determineranno assegni pensionistici particolarmente consistenti. Non una parola sugli effetti dell’intelligenza artificiale che cancellerà lavori e lavoratori. Non una parola sul basso livello professionale dei migranti che si rassegnano a restare in Italia invece di seguire i coetanei italiani verso Paesi più interessanti. Non una parola sulla riduzione dei diritti per i lavoratori italiani per effetto dell’arrivo di questo esercito industriale di riserva.
E muti, ovviamente, sul clima che si è determinato nelle periferie italiane tra spaccio, furti ed aggressioni. Che, guarda caso, è proprio uno degli elementi che favorisce l’emigrazione dei giovani italiani che vivono in periferia. Muti anche sulla distruzione del ceto medio che spinge proprio i figli della borghesia impoveriti a rifiutare la logica della proletarizzazione.
Però, a destra, qualcuno rimprovera i partenti di scarso patriottismo, di tradimento nei confronti della nazione. E detto da chi per muovere un passo attende gli ordini di Washington e Bruxelles fa davvero ridere..
La Costituzione più bella del mondo fa scappare i giovani italiani
Ma come, vi abbiamo dato la costituzione più bella del mondo, il lavoro povero, il precariato, le celebrazioni del 25 aprile e di ogni ricorrenza che piace all’Anpi, l’impossibilità di stare 15 giorni in spiaggia perché non potete permettervi le tariffe, la distruzione di ogni speranza di formarvi una famiglia e di comprarvi una casa e voi, invece di ringraziare, sognate di abbandonare questo Paese democratico e felice?
La gauche in redazione, declinata nelle varie versioni dal Foglio al Corriere, passando per Domani e l’Avvenire, questa volta è davvero preoccupata di fronte ai dati che evidenziano una insoddisfazione giovanile che si sta trasformando in collera silenziosa accompagnata da un tentativo di fuga verso Paesi dove l’erba è più verde anche quando non lo è.
Non è solo una questione economica, assicurano tutti per compiacere i propri donatori di stipendio dal braccino corto. Non sarà solo una questione economica, però è la motivazione riindicata dai giovani come principale motivo per andarsene dall’Italia. Insieme alla possibilità, all’estero, di migliori opportunità di lavoro, di carriera, di attività legate ai propri studi, di atteggiamenti più corretti da parte dei dirigenti aziendali.
E va bene, non è una novità il basso livello dell’imprenditoria nazionale. Se il “campione” è John Elkann, la fuga è sacrosanta.
Però c’è anche dell’altro. Qualcuno vuole cambiare paesaggio – non entusiasmandosi per la cementificazione selvaggia che tanto piace ai politici di ogni colore – altri cercano una cultura diversa, nonostante le narrazioni ardite del ministro delle cerimonie partenopee. O, semplicemente, si vorrebbe un diverso stile di vita.
Ma alla gauche in redazione la fuga dei giovani italiani permette di rilanciare i benefici garantiti dell’immigrazione. Saranno loro, i nuovi arrivati, a pagarci la pensione. Una magra pensione, perché tra lavoro nero e lavoro povero, i versamenti non determineranno assegni pensionistici particolarmente consistenti. Non una parola sugli effetti dell’intelligenza artificiale che cancellerà lavori e lavoratori. Non una parola sul basso livello professionale dei migranti che si rassegnano a restare in Italia invece di seguire i coetanei italiani verso Paesi più interessanti. Non una parola sulla riduzione dei diritti per i lavoratori italiani per effetto dell’arrivo di questo esercito industriale di riserva.
E muti, ovviamente, sul clima che si è determinato nelle periferie italiane tra spaccio, furti ed aggressioni. Che, guarda caso, è proprio uno degli elementi che favorisce l’emigrazione dei giovani italiani che vivono in periferia. Muti anche sulla distruzione del ceto medio che spinge proprio i figli della borghesia impoveriti a rifiutare la logica della proletarizzazione.
Però, a destra, qualcuno rimprovera i partenti di scarso patriottismo, di tradimento nei confronti della nazione. E detto da chi per muovere un passo attende gli ordini di Washington e Bruxelles fa davvero ridere..
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