La democrazia del denaro

10 Novembre 2024

Il ricco Trump sostenuto finanziariamente dal ricchissimo Musk. E, sul fronte opposto, la raccolta fondi per Kamala Harris che ha superato la cifra raccolta da Donald II. Una democrazia del dollaro, quella statunitense. Dove non c’è spazio per le idee, se non sono sostenute da cifre colossali di denaro.

Ed allora diventa facile creare, dal nulla, un movimento nuovo, Maga (Make America Great Again) che, di fatto, non solo ha sconfitto gli oligarchi politicamente corretti dem, ma ha anche spazzato via la noiosa macchina burocratica repubblicana, caratterizzata da idee superate e da atteggiamenti vili e perdenti.

Ma il modello Usa può essere esportato in Europa ed in Italia? A prima vista no, considerando che mancano i denari indispensabili per replicare Maga in versione nostrana. Ed i partiti nuovi che ogni tanto si affacciano alla ribalta, dalla Spagna all’Ungheria passando per Francia e Germania, sono molto diversi dall’idea stessa di Movimento. Con delle eccezioni, però. Come quella del movimento populista tedesco di Sahra Wagenknecht.

In realtà l’Italia ha fatto scuola. Con la prima fase della Lega Nord e con gli esordi del Movimento 5 stelle. Entrambi poi trasformati in partiti di stampo tradizionale. Con il risultato di ampliare a dismisura la fascia dell’astensione. Piuttosto di votare per uno dei soliti partiti, gli italiani restano a casa.

Ci sarebbe, dunque, ampio spazio per un nuovo soggetto politico. Per più di un nuovo soggetto politico. Senza denaro, però, la situazione si complica. I media tradizionali, giornali, TG ma anche programmi televisivi di ogni tipo, ignorano le nuove proposte politiche e se ne occupano esclusivamente per irriderle, per mettere in evidenza eventuali atteggiamenti infantili, per denunciare comportamenti ingenui. Non si confutano le idee, si ridicolizzano i protagonisti.

A questo si aggiungono censure imposte dalle piattaforme social e, extrema ratio, opportuni hackeraggi di siti ufficiali e di informazione parallela.

Però anche i movimenti nuovi ci mettono del loro. Riproponendo vecchie cariatidi in cerca di visibilità e strapuntini, presentandosi nei video con il leader attorniato da una pletora di gente inutile ansiosa di apparire a fianco dell’intervistato. Per essere credibili bisognerebbe avere il coraggio di rinunciare a passerelle controproducenti per dedicarsi, invece, al lavoro. Con idee, progetti, iniziative sul territorio, analisi e studi. Certo, si perderebbero i parassiti, ma aumenterebbe la credibilità nei confronti di quella mezza Italia delusa dai partiti.

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