La destra fluida di governo cancella la propria cultura al Salone del libro di Torino: meglio non rischiare..

9 Maggio 2024

Se n’è finalmente andato il faziosissimo Nicola Lagioia, per troppi anni direttore del Salone del libro di Torino. Dunque la destra, che già governava il Piemonte ed ora anche l’Italia intera, ha l’opportunità per imporre al Salone la sua visione della cultura, della letteratura, di tutto ciò che ha a che fare con il libro. Basta scorrere il programma dei 5 giorni della manifestazione per rendersi conto del cambiamento radicale, dell’impronta lasciata dal ministro delle cerimonie napoletane.

O forse no. Contrordine trinariciuti neomeloniani! Dal momento che la destra fluida di governo ha vinto ed ha subito rinnegato tutte le proprie radici, meglio che al Salone di Torino la cultura della destra neomeloniana resti fuori. Qualche sciocchezzuola tanto per gradire, per evitare che arrivi Scanzi a farsi quattro risate sul vuoto cosmico dei neomeloniani. E basta.

Peccato che ci sia, anche quest’anno, lo stand di quei casinisti irregolari dell’Ugl con le Edizioni Sindacali. Già nel 2023 avevano fregato i destri fluidi ufficiali, facendo parlare Alain de Benoist il giorno prima rispetto all’incontro “governativo”. Ma anche quest’anno non hanno rinunciato al cattivo gusto del confronto, dell’analisi, della proposta. Per di più invitando ospiti non sempre graditi alla corte romana di lady Garbatella. Neanche fosse una replica di Librincorte a Correzzola, nel Padovano. La destra che non piace alla destra fluida.

Decisamente fuori luogo.

Per fortuna si tratta solo di un episodio isolato seppur ripetuto nei giorni del Salone. L’importante è non promuoverlo, non farlo conoscere. Perché le elezioni si avvicinano, anche quelle regionali piemontesi. Vuoi mica che l’elettorato, dopo 5 anni in cui si è abituato al nulla cosmico dell’assessorato alla cultura, ora si spaventi pensando che il prossimo governo regionale di destra possa occuparsi di libri, di teatro, di musica, di arte, di cinema?  Orrore! Meglio limitarsi alla fiera del cavolo e del cardo gobbo, con accompagnamento musicale di una band di rifugiati e l’esposizione di foto di autori statunitensi. Viva la cancel culture in salsa subalpina!

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