La Destra impossibile

30 Maggio 2024

 

 

Ancora sul problema dell’esistenza o meno della Destra. Della Destra italiana e della Destra europea. Che è tema caldo, oggi, nell’imminenza delle urne, per quello che è, palesemente, il più inutile, svuotato di senso, dei ludi cartacei.

 

In realtà il termine “destra” mi piace sempre meno. Vago, impreciso… esattamente come “sinistra”. Un cascame di quello che avvenne dopo la Rivoluzione Francese. Terminologia superata dai tempi. E, come tutti i cadaveri che camminano ancora, trasformata in zombie. Per mascherare la realtà. In sostanza… solo ipocrisia.

Perché che significa dire “sono di destra”? Sono reazionario, nazionalista, tradizionalista, conservatore?

Per altro anche queste sono sigle che vanno, ogni anno di più, svuotandosi di significato.

In verità ci si definisce per le idee e per, precise, scelte e posizioni politiche. Non con l’uso, e l’abuso, di vecchie denominazioni.

 

Guardiamo, quindi, ai fatti concreti.

Destra nazionalista? Non credo che sia compatibile con un Atlantismo senza se e senza ma. Con una totale subalternità – nei fatti e non nelle parole – ai diktat della euro burocrazia di Bruxelles.

Farsi dettare le scelte di economia politica interna dalla Signora Von der Leyen, e addirittura essere disposti a sostenerla in un secondo mandato, non si concilia con l’idea di indipendenza nazionale, e neppure con un vago patriottismo.

Peggio ancora per quanto riguarda la guerra. Quella in Ucraina, in cui siamo stati trascinati per fedeltà canina, e senza neppure cercare di salvare la faccia. In spregio ai nostri interessi nazionali. E, per di più, con uno zelo eccessivo, che non era richiesto. E neppure opportuno, viste le circostanze.

 

Destra conservatrice? Ma conservare che? Non bastano alcune dichiarazioni di intenti sulla questione della famiglia a determinare un movimento, o partito, conservatore. Che deve avere chiare le proprie radici. Le propria, specifica, tradizione. Non scimmiottare quella anglosassone che ci è, sostanzialmente, estranea per mille ragioni. Storiche e non solo.

Faccio grazia all’eventuale lettore di inutili digressioni di destre tradizionaliste, controrivoluzionarie e reazionarie. Che ormai esistono solo in riserve indiane di idealisti e sognatori.

 

Ma due parole sul concetto, oggi tanto sbandierato in clima elettorale, di Destra Europea, mi sembra obbligatorio dirle.

 

Una Destra Europea potrebbe esistere solo a patto che andasse dritta al cozzo con l’attuale UE. E, al contempo, con la NATO. Forse ne troviamo vaghi accenni nella politica di Orban in Ungheria, e in quella di Fico in Slovacchia. Che, per lo meno, cercano di porre l’interesse nazionale al di sopra dell’obbedienza a determinate élite transnazionali. Che sono autoreferenziali, e portatrici di interessi che nulla hanno a che fare con quelli dei popoli. Senza osare parlare di Nazioni.

 

Una tale Destra, però, si vedrebbe sistematicamente esclusa dai salotti buoni. E ghettizzata. Inibita ad andare al governo e, poi, a mantenerlo, al di là dei risultati elettorali.

Questo spiega la conversione in atto della Le Pen. E anche scelte e comportamenti politici della Meloni.

Per altro una Destra europea non è, davvero, mai esistita. Quello che è esistito, ancorché in modeste proporzioni, è stato il retaggio di un fenomeno politico proprio del ‘900, che, però, non era né di destra, né di sinistra.

Tutt’altra cosa, e tutt’altra storia. Della quale, oggi, è di fatto vietato parlare.

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