Paolo Rumiz, Lella Costa, Umberto Galimberti. Se il buongiorno si vede dal mattino, l’assessorato alla cultura della Regione Piemonte affidato ad una sorella d’Italia non sarà ricordato per una ondata nera, per pozzanghere di nostalgismo da prosciugare. Può darsi che, come qualche suo collega di partito, l’assessore Chiarelli ritenga che Picasso sia l’ispiratore di Giotto quando il toscano stava a Los Angeles, o che Guernica sia stata confusa con un’opera di aeropittura futurista. Però si ha almeno la certezza che la gauche in redazione non attaccherà l’assessore per le sue scelte culturali.
Eppure il progetto in cui si inseriscono concerti, mostre, eventi, spettacoli teatrali politicamente corretti è un progetto serio e intelligente: la valorizzazione delle fortificazioni del Piemonte. Non a caso era stato ideato e voluto da Gabriella Daghero nella precedente legislatura. E l’idea resta comunque intelligente, al di là della scelta degli eventi di contorno, in alcuni casi organizzati da una società che fa comunque capo alla Regione (teoricamente guidata da un centrodestra che non osa fare cultura).
Il Piemonte è costellato di fortificazioni, simboli di un passato di guerre continue contro francesi, austriaci, spagnoli. E il forte di Fenestrelle è la più grande struttura fortificata d’Europa, inferiore solo alla Grande muraglia cinese.
Però non sono molti a conoscerle. Nello stesso Piemonte. In passato iniziative intelligenti, e di maggior pluralismo culturale, erano state realizzate al forte di Exilles, ma ora il progetto mira a coinvolgere l’intera estesa rete. Si è partiti con 5 strutture lo scorso anno e si replica quest’anno coinvolgendo Exilles, Fenestrelle, Gavi, Vinadio e l’Opera 5 di Moiola, nel Cuneese. Quest’ultima, realizzata in caverna, fa parte di una serie di fortini difensivi costruiti nell’ultima guerra. Si aggiunge poi la Strada dei Forti per far conoscere il paesaggio fortificato del Pinerolese.

