Per la destra non fluida esiste un’unica chance di sopravvivenza: votare per la sinistra. In questo modo, restituendo il potere a chi se ne sente investito per diritto divino, finiranno gli sciacallaggi mediatici per episodi insignificanti, finirà l’indignazione per un saluto non appropriato. E finirà, soprattutto, la disgustosa rincorsa dei politici della destra fluida di governo per rimarcare le distanze dai giovani e meno giovani a cui hanno chiesto il voto.
Uno spettacolo di uno squallore assoluto, in cambio di cosa? Delle nomine di famigliari e famigli dei rinnegatori ai vertici di un museo, di un consiglio di amministrazione, di una direzione Rai? Per far cosa, poi? Le iniziative culturali sono le stesse che avrebbe previsto un vertice composto da intello gauchisti. Per avere una mostra corretta sull’arte fascista occorre, non a caso, che ad ospitarla sia una cittadina guidata dal centrosinistra.
Mentre l’assessorato alla cultura della Regione Piemonte, dove il centrodestra ha nuovamente vinto, continua a premiare – anche economicamente – tutto ciò che è gauchista e politicamente corretto.
Ed allora, per riacquistare un briciolo di libertà, la destra non fluida deve cambiare voto. Così nessuno si scandalizzerà più per un saluto con stretta dell’avambraccio – oddio, sarà mica il preludio di una nuova marcia su Roma? – e nessuno sarà più obbligato a rinnegare il proprio passato e le gite a Predappio. Perché, casualmente, quelle gite coinvolgevano proprio coloro che oggi sono più indignati ed impegnati nell’abiura.
Certo, si può cambiare. Però bisognerebbe essere più credibili e con meno interessi economici legati all’abiura. Ma, in ogni caso, alla base tradita poco interessa.


