Non ho la sfera di cristallo. E, quindi, mi è impossibile profetare per quanto ancora andrà avanti il macello ucraino.
Una cosa, però, è certa. Zelensky è ormai alla frutta. Forse anche peggio. E il, delirante, sostegno europeo comincia a sfrangiarsi.
Quanto agli Stati Uniti, questi si sono già defilati, pur continuando a sfruttare la guerra che sanno già persa. E dalla quale, però, traggono frutto sotto vari punti di vista.
Economico, in primo luogo. Perché la vendita di armi a Kiev, pagate dagli europei, costituisce un introito importante per l’industria bellica statunitense.
Poi vi è, naturalmente, il calcolo politico. Per molti versi il più rilevante. Costringere Mosca all’impegno in Ucraina rende più difficile il suo espandersi in altri quadranti geopolitici. In qualche modo ne limita il campo di azione.
Quella che è in corso tra le tre grandi Potenze – USA, Russia e Cina – è una partita estremamente complessa. Irriducibile a schemi tradizionali. Un gioco di scontri più o meno mascherati, e accordi altrettanto velati.
Comunque è un fatto che il Cremlino deve affrettarsi a chiudere la partita in Ucraina.
Per due ottime ragioni.
In primo luogo rappresenta un dissanguamento che Mosca non può permettersi ancora a lungo.
In seconda istanza Xi Jinping ha fatto chiaramente capire a Putin che o chiude, o si dovrà andare ad un compromesso diplomatico.
Pechino sostiene Mosca, ma un perdurare del conflitto è controproducente per i suoi interessi.
Così i russi stanno accelerando. Pesantemente. Kiev vive ormai nell’incubo. L’esercito ucraino, tranne alcune unità, è allo sbando.
Zelensky ricorre ai ricatti, minaccia i voli civili…segno di una disperazione che lo spinge a cercare un allargamento del conflitto.
Solo con una guerra mondiale il regime di Kiev potrebbe – e il condizionale è d’obbligo – sperare di restare ancora in sella.
Intanto il fronte interno sta crollando.
La magistratura ucraina indaga stretti collaboratori di Zelensky per corruzione.
E poiché tutto è tranne che una magistratura indipendente, appare evidente che l’ordine di scavare la fossa al regime è venuto molto da lontano.
Con ogni probabilità da Washington.
Gli stessi servizi segreti ucraini, braccio armato del regime, stanno precipitando nel caos.
È recentissima la notizia di scontri a fuoco, con morti e feriti, tra servizi rivali.
Chiaro segnale del caos, della decomposizione, in cui il regime sta precipitando.
Zelensky ha, forse, ancora la possibilità di lasciare il potere e rifugiarsi all’estero, per godersi, in qualche paradiso fiscale, quanto rubato in questi anni.
Se lo farà, dimostrerebbe un senso di realtà che, però, al momento non si vede.
Gode ancora dell’appoggio britannico – gli altri europei contano politicamente come il due di coppe quando la briscola sta a bastoni.
Tuttavia Downing Street è travagliata da troppi problemi interni. E comincia a dare segnali di stanchezza.
Certo è che i russi stanno accelerando l’offensiva. Putin ha fretta, e probabilmente vuole chiudere la partita definitivamente. In poche settimane, forse prima di Natale.

