Mentre strilla contro l’inesistente TeleMeloni, la gauche intello colonizza anche il Salone del Vino di Torino, in programma dal 2 al 4 marzo ma con un centinaio di iniziative che inizieranno già il 27 febbraio. I luoghi scelti per convegni e presentazioni sono i classici preferiti dal sistema subalpino politicamente corretto. Così come sono esponenti della gauche subalpina quasi tutti i conduttori, moderatori ed ospiti dei vari eventi. Per trovare un briciolo di indipendenza politico-culturale bisogna puntare sul convegno sui “vini eroici valdostani”.
Ma è giusto così. Se la Regione Piemonte – che dà il patrocinio alla manifestazione insieme alla Città Metropolitana di Torino – non è in grado di imporre nessuno che rappresenti le posizioni della maggioranza regionale, è sacrosanto che sia la gauche intello ad occupare ogni spazio per raccontare la realtà secondo la propria visione.
Ed allora, nel clima di finta festa obbligatoria, si può anche dimenticare che il settore non attraversa uno dei momenti migliori. Perché tra gretini ed Unione europea i consumi calano, le nuove generazioni preferiscono altri prodotti, il cambiamento climatico impone ripensamenti nel consumo – anche i rossi vengono serviti a temperature inferiori, a volte dopo un passaggio in frigorifero almeno d’estate – ed anche dei luoghi da dedicare alle vigne.
La viticoltura “eroica” diventa meno eroica perché le temperature più alte favoriscono terreni posti a quote superiori. Non a caso il settore si espande in Valle d’Aosta, regione ospite in questa seconda edizione del salone del vino. Anche se proprio i rappresentanti valdostani sottolineano di non aver bisogno di nuovi mercati, poiché la produzione è ancora limitata, e dunque la partecipazione al salone torinese serve solo per raccontarsi.
Forse bisognerebbe anche raccontare il perché di prezzi che continuano ad aumentare a fronte delle minori difficoltà di produzione. Ma questo, non solo nella Vallée, resta un argomento scomodo e su cui si preferisce sorvolare. Anche se la riduzione dei consumi dovrebbe spingere ad una riflessione con un minimo di onestà intellettuale.

