La geopolitica delle Alpi. Se ne parla in Trentino ma la montagna italiana è distratta..

11 Luglio 2024

La colonna vertebrale dell’Europa. Lo sanno bene i francesi, gli svizzeri, gli austriaci, i tedeschi, gli sloveni. E lo sanno persino in Liechtenstein e nel principato di Monaco. Perché le Alpi, in realtà, nascono dal mare. Gli unici che non se ne accorgono sono i politici romani. E non c’è differenza tra maggioranza e oppofinzione nonostante la parte elvetica dell’armocromata Elly Schlein. Per questo diventa quasi una provocazione il panel dedicato alle Alpi nel corso dell’annuale workshop della Fondazione Nodo di Gordio.

A Montagnaga di Pinè (Trento), dal 19 al 21 luglio si discuterà di intelligenza artificiale e di diplomazia, di confronti tra Russia e Stati Uniti, tra Europa e Cina. Ma, in un ambito di approfondimento della geopolitica, non mancherà una analisi approfondita della realtà montana costantemente ignorata dalla politica italiana.

Per miopia, incapacità, indifferenza. Tutto vero. Ma esistono anche precise responsabilità di chi, sulle Alpi e sugli Appennini, ci vive. A partire dalla totale incapacità di comunicare. La Savoia ha appena annunciato un progetto transnazionale per sottolineare il suo ruolo centrale nella storia e nella cultura europea. Storia e cultura. Mentre le Alpi italiane pare che esistano esclusivamente come parco di divertimento per turisti altospendenti. Ovviamente turisti sempre più stranieri, perché la platea degli altospendenti italiani si è drasticamente ridotta.

E cosa si offre ai visitatori? Un paesaggio omologato, un servizio omologato, un folklore falso perché omologato. Tutto in inglese, ovviamente, perché il turista ricco non vuole conoscere la realtà dei territori che visita ma vuole sentirsi a casa propria in un ambiente che è solo uno scenario artificiale. Un’Olanda, un’Inghilterra, una Scandinavia su un piano inclinato ma con le medesime proposte. E, tra una birra ed un hamburger, si può persino provare il fascino esotico di una polenta industriale per accompagnare il cervo importato.

Eppure le località turistiche rappresentano solo una minima parte della realtà delle Alpi. Ma tutto ciò che non è turistico pare non esistere. Non esistono i rapporti plurisecolare tra i due versanti, non esistono lingue diverse dall’inglese, e pazienza se non è la lingua di chi vive al di là dei crinali. Non esiste la valorizzazione della propria storia, della propria cultura, del proprio presente fatto spesso di attività di qualità.

Perché anche quando i territori non legati al turismo oligarchico (il turismo d’élite è tutt’altra cosa) si impegnano in progetti intelligenti, poi affidano la comunicazione al cugino idiota dell’amico non particolarmente intelligente. D’altronde bisogna pur fargli fare qualcosa. Con il meraviglioso risultato di sprecare denaro pubblico senza il benché minimo ritorno in termini di immagine, di rapporti, di conoscenze, di promozione.

E senza neppure incidere sulle scelte dei politici che approfittano della mancanza di immagine della montagna per evitare di occuparsene.

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