La guerra infinita

13 Giugno 2026

 

Andrei Bezrukov non ha dubbi. Questa guerra, fra la Russia e la coalizione, più o meno mascherata, delle Potenze Occidentali, è solo all’inizio. E durerà a lungo. Molto a lungo, tanto che le prossime due generazioni saranno sicuramente mobilitate. E costrette a combattere.

 

Bezrukov è un colonnello del SVR, il servizio di intelligence civile erede del, leggendario e temuto, Primo Direttorio del KGB sovietico.

E non sta parlando al bar, quattro chiacchere tra amici, bensì dal palco del Forum Internazionale di San Pietroburgo. Dove vengono analizzate le prospettive, non solo economiche, del prossimo futuro.

 

Per questo andrebbe ascoltato molto, davvero molto attentamente. Perché spiega come Mosca non si faccia illusioni sul futuro che la attende.

 

La guerra in Ucraina è, certo, ormai alla sua naturale fine. E si sta delineando una, netta, vittoria della Russia, nonostante gli attacchi di droni su San Pietroburgo. Che sono solo, velenosi, colpi di coda dello scorpione. Causano morte, tra i civili russi. Ma non toccano, se non raramente, punti strategici militari.

 

Per altro, a chi non abbia gli occhi foderati di prosciutto, appare evidente che questi droni sono manovrati, e diretti, da altri. Non dagli ucraini, bensì da quella pletora di “consiglieri militari” o “mercenari”, soprattutto inglesi, che operano nella guerra. Spesso, se non sempre, da basi “esterne” all’Ucraina stessa.

 

E anche questo è un elemento che ci fa comprendere come questa guerra non possa finire con l’ormai prossima caduta di Kiev.

Perché molti sono gli scenari in cui NATO e Russia si stanno cominciando a fronteggiare.

È di appena ieri la vittoria, discussa e discutibile, di un filo-europeo in Armenia. Che promette sia la pacificazione con il vicino Azerbaijan, sia l’avvicinamento a NATO ed Unione Europea.

 

Una simile opzione non è palesemente accettabile dal Cremlino, che vede messa in discussione la sua autorità in tutto il Caucaso meridionale. In quello, per parlarci chiaro, che considera il suo “giardino di casa”.

 

La regione caucasica facilmente diventerà un nuovo terreno di confronto/scontro tra Russia e Occidente. Non l’unico, anche se, al momento, il più sensibile.

Vi è la Transnistria, sottrattasi al controllo della Moldavia e, di fatto, difesa da forze russe. Altro snodo vitale, sia da un punto di vista simbolico che da quello della realtà geopolitica e geoeconomica.

 

E la stessa Moldavia potrebbe, facilmente, vedere un prossimo confronto non solo politico – che già esiste – tra la maggioranza filo-russa e delle, autoproclamate , élite prone ai dettati di Bruxelles.

 

E poi la stessa Romania. E la Bulgaria che sta prendendo le distanze da Bruxelles e avvicinandosi, su spinta popolare, all’amico moscovita.

L’Ungheria, ambigua, ma che cerca di barcamenarsi in un, difficile, minuetto con la Russia.

E la Slovacchia, ormai chiaramente riposizionata in direzione di Mosca…

 

Se a tutti questi, poi, aggiungiamo la posizione della Serbia, fedele alleata di Mosca, comprendiamo che tutto l’est europeo non è che una polveriera. Pronta ad esplodere.

 

Per questo Bezrukov lancia un allarme preoccupato. Il conflitto in Ucraina potrà presto giungere alla fine. Tuttavia la guerra è appena iniziata. E sarà lunga. Molto lunga.

 

I russi lo sanno bene. E sono preparati ad affrontarla. Non hanno scelta.

Da noi continua una finzione ipocrita. Che nega la realtà. E ci conduce verso l’abisso.

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