Una Fondazione che si occupa professionalmente di geopolitica – ed è una rarità in Italia dove prevale il pressapochismo – e che ha un patrimonio composto prevalentemente da opere d’arte donate da pittori e scultori, poteva ignorare l’arte al termine dell’incontro annuale in cui si è discusso di rapporti internazionali, di guerre in corso o potenzialmente in arrivo, di economia globale e locale? Certo che no.
Così i congressisti che hanno preso parte al workshop della Fondazione Nodo di Gordio si sono spostati da Montagnaga di Pinè al Forte di Tenna, sempre in Trentino, per ammirare le opere di Paolo Vivian illustrate da Dora Bulart, curatrice della mostra.
“Focalizzato sul campo della memoria collettiva, dell’identità e del loro impatto sul comportamento sociale, Vivian – spiega Bulart – presenta una rassegna di sculture e oggetti, intitolata Memoria e Segno”.
È un’indagine creativa – prosegue la curatrice – sul ricordo collettivo di una società liquida, in continua ricerca del senso della memoria, legata al significato storico-culturale dell’ambiente che lo circonda.
E se l’ambiente è ovviamente inteso in senso più ampio, la scelta del Forte di Tenna non è casuale. Una fortezza austroungarica situata sulla collina che divide i laghi di Levico e di Caldonazzo. Il forte fu costruito tra il 1880 ed il 1882 in funzione anti italiana ma divenne presto inutile a causa dei cambiamenti radicali intervenuti nel modo di combattere.
Quanto a Vivian, è un artista particolarmente apprezzato anche all’estero, con opere esposte in Cina, in Ungheria, in Germania, Austria, Francia, Olanda, Polonia, Bulgaria, Norvegia, Lituania, Lussemburgo, Repubblica Ceca, oltre all’Italia. Ed in questi Paesi fanno parte di collezioni pubbliche.
“Nelle mie opere – sottolinea Vivian che vive e lavora a Palù del Fersina – cerco di materializzare delle intuizioni, delle emozioni, attraverso segni o simboli che esprimono concetti”.




