Con la scomparsa di Françoise Hardy, una delle protagoniste della fantastica stagione musicale degli Anni 60 e 70 non solo nell’Esagono, muore anche definitivamente quella “certaine idée de la France” resa famosa da una frase di De Gaulle ma resa viva da una serie infinita di personaggi. Un cinema diventato familiare in Italia grazie anche al bravissimo Claudio G. Fava e ad una Rai che, allora, premiava la qualità.
E dunque grandi registi, attori come Delon e Belmondo, ma anche come De Funés o il piemontese Fernandel, perché il cinema è anche comicità. Cantanti, come la calabrese Dalida, che venivano dopo la stagione della Piaf e del toscano Montand. Sacha Distel con brani che oggi sarebbero vietati poiché politicamente scorretti; Claude François con la canzone Comme d’habitude poi copiata per diventare My way o A mi manera; Michel Sardou; Brel; Brassens, Hallyday e decine e decine di altri. Alcuni belgi, altri italiani, greci, armeni, spagnoli.
E ancora gli scrittori, gli ultimi anni di Simenon (belga, ma è lo stesso), i primi di De Benoist. La grandeur della Francia, solo un ricordo in ambito militare, passava per la cultura.
Ed è in fondo simbolico che la morte di Françoise Hardy coincida con il tentativo di Napotopo Macron di distruggere il poco che resta della certaine idée de la France. Il suo disastro elettorale segue il suo disastro economico all’interno ed il suo disastro geopolitico a partire dal crollo della Françafrique. Ora tenta il tutto per tutto, rimandando i francesi alle urne.
Con la speranza di resuscitare un Fronte popolare antifà che si è sfaldato prima ancora di iniziare poiché i neogollisti hanno scelto di allearsi con Marine Le Pen e Bardella. Suscitando la rabbia delle cariatidi finto golliste – che hanno espulso il loro leader – e dello stesso Macron. Tutti indignati per il tradimento del Generale. Dimenticando, il petit con ed i suoi compari, che De Gaulle ha sempre rifiutato di fare il maggiordomo di Washington, arrivando ad uscire dalla Nato e disertando uno degli appuntamenti per la farsa del D-Day.
Ma al connard dell’Eliseo andrebbe bene anche una coabitazione con la destra al governo. Nella certezza di logorarla. Perché le scelte internazionali spettano al presidente della repubblica, dunque a lui che può continuare a giocare alla guerra. Però una maggioranza di destra, con un poco di coraggio e di intelligenza, può bloccare molte delle porcate del connard.



