La nebbia e la Siria

11 Dicembre 2024

Siria. A che punto siamo? Ad ascoltare, e soprattutto credere ai nostri telegiornali va tutto bene. Il tiranno Assad è stato messo in fuga. Il suo padrone, il bieco Putin, ha subito uno smacco non da poco.

Trionfa la democrazia e la libertà.

Tutto va bene, madama la marchesa…tutto va ben…

 

Solo che, poi, filtrano altre notizie. Nonostante la, pesante, coltre dei media ufficiali italiani. Impegnatissimi a mascherare la verità. A fingere che tutto, proprio tutto sia a posto, ora, in quel lontano paese.

Che, poi, a guardare una carta geografica, tanto lontano davvero non è. Anzi, un nostro dirimpettaio, di fatto. Con in mezzo, certo, il Mediterraneo. Che, però, non è un oceano che separa. Piuttosto…un’autostrada acquea, che, da sempre, rende vicini e collega.

 

Comunque le notizie, come dicevamo, cominciano a filtrare.

E così veniamo a sapere che i democratici liberatori di Damasco stanno facendo piazza pulita. A modo loro. Ovvero giustiziando, più esattamente tagliando le gole dei soldati di Assad che si sono arresi. E anche dei loro familiari, rei, semplicemente, di essere alawiti. Eretici, per gli islamisti radicali, eredi di Al Qaeda, che hanno preso il potere. Con l’appoggio di Washington ed europei. Francesi e inglesi soprattutto. Senza contare l’agire, sotto traccia, di Israele.

 

Già, Israele…Bibi Nethanyau, tomo tomo, cacchio cacchio, sembra abbia inviato le sue divisioni corazzate in Siria. Per difesa, dice. Ma sarebbe arrivato sino alla periferia di Damasco. E i suoi aerei stanno facendo un macello in quella che era la Siria. Distruggendo basi militari e siti civili.

Tu chiamala pure difesa del territorio. Intanto si è annesso ufficialmente tutto il Golan.

Erdogan, naturalmente, si indigna. E protesta vivacemente.

Però, nel frattempo, attacca, direttamente e attraverso milizie jihadiste amiche, i curdi siriani. Che, per lui, costituiscono un problema, in quanto forniscono basi operative al KKP. Ovvero agli indipendentisti curdi di Turchia.

 

Il suo disegno sarebbe controllare tutta la nuova Siria del dopo Assad. Ma ho la netta sensazione che non vi riuscirà. Ovvero che i suoi alleati, Americani in testa, non glielo permetteranno.

 

Anche perché nel vertice di quel fronte ribelle che ha preso Damasco, vi è qualcosa di strano.

E non solo perché i, cosiddetti, liberatori di stanno rivelando dei fanatici tagliagole jihadisti. Cosa che, per altro, non ci voleva poi molto a prevedere.

 

È, soprattutto, la figura del loro capo che comincia a suscitare perplessità. E non da poco.

Perché colui che si fa chiamare Abu Mohammad al-Jolani presenta degli aspetti veramente interessanti. E, oseremmo dire, chiaroscurali.

Non proviene solo dalle fila di al-Qaeda, di cui è stato l’organizzatore in Siria. E non è solo stato strettamente legato anche all’Isis. Tutte cose che, indubbiamente, gli fanno curriculum. Tant’è che, fino all’altr’ieri, ovvero fino a che non è tornato utile, gli Stati Uniti lo mettevano in una posizione di rilievo nella, loro, ufficiale lista dei terroristi internazionali più pericolosi.

Questo, tutto sommato, ci appare coerente.

 

Quello che suscita più perplessità è la notizia, rilanciata da più di un sito serio di analisi geopolitica. Una notizia, naturalmente, da prendere con le pinze. E tutta da verificare.

Però estremamente interessante…perché al-Jolani, secondo alcune fonti, lavorerebbe sotto traccia…per il Mossad.

Ovvero per l’efficiente e temuto servizio segreto da Israele.

 

Certo, sarà ben difficile verificare questa notizia. Anche perché fare chiarezza interessa a ben pochi. E quei pochi contano meno di nulla.

La Siria sembra destinata a svanire nella nebbia.

 

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