La neutralità perduta

11 Maggio 2024

 

 

C’era una volta… il Paese Neutrale. Quello che, per Costituzione, leggi, tradizioni, non entrava a fare parte di Blocchi armati, Alleanze, Patti militari. E dichiarava esplicitamente che non intendeva partecipare a conflitti di alcun tipo.

 

Neutrale. Non disarmato. Sono due cose molto diverse. La Svizzera ha sempre avuto una forte organizzazione difensiva. Tale da garantirle neutralità e sicurezza. Favorita, per altro, anche e soprattutto, dalla posizione geografica.

E la Svezia, altro paese storicamente Neutrale, ha dietro le spalle una, lunga e gloriosa, tradizione militare.

 

La neutralità di alcuni Stati ha sempre rappresentato, nel corso dell’ultimo secolo, un punto fondamentale degli equilibri geopolitici. Soprattutto di quelli europei. Perché i Paesi Neutrali rappresentano dei punti nevralgici che permettono di decantare tensioni tra Blocchi e potenze. Sono delle camere di compensazione e, al contempo, delle zone franche nelle quali i contendenti possono incontrarsi. Discutere e trovare degli accordi per porre termine al conflitto.

Insomma, i Neutrali rappresentano un tassello fondamentale del mosaico geopolitico. Solo in apparenza piccolo. Perché è uno di quegli elementi che, se vengono a mancare, rendono più insicura tutta l’architettura. Piu esposta a crolli disastrosi.

 

Non avrei, però, dovuto utilizzare il tempo presente per parlare degli Stati neutrali. Piuttosto il passato prossimo. Perché, ormai, la neutralità si è, letteralmente, liquefatta come neve al sole.

 

Non è più neutrale la Svezia. Che già da tempo dava segnali di avvicinamento alla NATO. E che ora ne è entrata a fare parte a pieno titolo.

 

Non è più neutrale la Finlandia. E questo è fatto ancora più clamoroso. E grave. Perché la neutralità di Helsinki era garantita da un trattato tra potenze – Washington e Mosca in sostanza – siglato all’indomani della Seconda Guerra Mondiale. E aveva propriamente la funzione di garantire uno Stato cuscinetto tra i due rivali della, sorgente, Guerra Fredda, in una zona cruciale dello scacchiere europeo.

 

Trattato di cui è stata fatta carta straccia. In modo unilaterale. E la Finlandia, ora, non solo è nella NATO, ma si prepara ad ospitarne basi e comandi operativi.

 

Una scelta che ci fa apprezzare la diversa saggezza degli uomini che prendevano le decisioni nel ’45, rispetto a certo avventato avventurismo contemporaneo.

Quanto alla neutralità Svizzera è, ormai, solo una foglia di fico. Che copre a malapena la dipendenza, sempre più stretta, di Berna dall’Occidente Collettivo. Nelle decisioni finanziarie, in primo luogo.

 

Certo… in Europa resta l’Austria. Che riesce, nonostante faccia parte della UE, a mantenere una qualche neutralità. Con fatica. E solo perché troppo piccola, e sostanzialmente disarmata, per contare davvero qualcosa.

 

La strategia globale di Washington non permette né ammette più l’esistenza di Paesi Neutrali. Le zone grigie di decantazione delle tensioni stanno divenendo tessere di un nuovo domino. Volti a circondare il nemico, la Russia, come tra le spire di un boa constrictor.

Per soffocarlo lentamente.

 

Si è visto, e si vede chiaramente in Ucraina. Se si fosse trovato, in tempo, un accordo per garantire la assoluta neutralità di Kiev, si sarebbe evitato un massacro. E, cosa forse ancora più importante, si sarebbe garantito un equilibrio nei rapporti tra Russia e UE.

 

Così non è stato. E soprattutto non si è voluto che fosse. Ne stanno pagando pesantemente le conseguenze gli ucraini. E presto le pagheremo tutti noi europei.

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