Un saggio illustra “storia e idee” del “percorso metapolitico” che va dal 1977 al 1992. Due fili corrono paralleli: asserzioni a rischio di ingenuità e perfino di presunzione e la registrazione di dati di fatto rilevanti

I dati cronologici che colpiscono, del saggio La chiamavano Nuova destra (Il Palindromo), sono la distanza del volume dal “percorso metapolitico” di cui illustra “storia e idee”, che va dal 1977 al 1992, e ancor di più che l’autore Giovanni Tarantino sia nato a Palermo nel 1983 e quindi non appartenga anagraficamente alla vicenda illustrata. Colpisce l’interesse di un “giovane” non coinvolto direttamente verso un’avventura di interesse culturale certo senza, però, un’incidenza politica altrettanto significativa.
Scorrendo il libro, questi due fili corrono paralleli fino a intrecciarsi: asserzioni a rischio di ingenuità e perfino di presunzione, quali “un’altra idea di Europa”, “un’altra dimensione”, “rappresentare una svolta”, e la registrazione di dati di fatto rilevanti, tipo essere stati “verdi prima dei verdi” e avere condotto una “stagione del dialogo”. Sono stati coinvolti dalla Nuova destra, infatti, personaggi come Sabino Acquaviva, Massimo Cacciari, Alessandro Campi, Alex Langer, Adriano Sofri, Marco Boato, Giacomo Marramao, Gianfranco Miglio, Antimo Negri, Geminello Alvi, Roberto Formigoni, Giampiero Mughini, Massimo Fini, Francesco Rutelli.

La Nuova destra ha saputo trovare connessioni con mondi diversi, da quello cattolico di Comunione e Liberazione e del settimanale Il Sabato fino ai Radicali. E ha così percepito, in parte anticipato, quanto stava accadendo in Italia dalla fine degli anni ’70: siamo ancora lontani dal berlusconismo, ma non così lontani da Bettino Craxi e Francesco Cossiga. C’è già una forte esigenza di modi, stili, parole, contenuti diversi, di riflusso e di “privato”. L’Italia sta cambiando.
Alla ND interessa però soprattutto cambiare il popolo missino. Anche qui, i due fili delle dichiarazioni altosonanti e della realtà fattuale si intrecciano. Si pensi, soprattutto, al Campo Hobbit inventato da Generoso Simeone, che per pochi giorni mette a fattore comune stampa, fumetti, radio, poesia, musica, alimentazione, ecologia e fantasy. Un cantiere dove si sperimentano forme di comunicazione sociale, di cultura pop, molto più vicine alla modernità di quelle della destra partitica del MSI. Si pensi alla “musica alternativa” ma soprattutto a J.R.R. Tolkien, che di questa rivoluzione diventa il patrono e l’eponimo.
Il dato è utile a comprendere quanto fuori luogo sia la polemica sul neofascismo periodicamente animata contro Giorgia Meloni. La Presidente del Consiglio, pur non provenendo direttamente dalla Nuova destra, è cresciuta in un ambiente che ne è emanazione, la sezione romana di Colle Oppio, sotto la guida di Fabio Rampelli e altri che a buon titolo potremmo chiamare fratelli maggiori. Quel mondo aveva sostituito l’immaginario fascista con il tolkeniano e aveva attinto a piene mani dal patrimonio ambientalista di cui esponenti della ND come Alessandro Di Pietro erano stati pionieri, stabilendo contatti di grande interesse, tra gli altri con il premio Nobel Konrad Lorenz.

Prima della svolta di Fiuggi, la Nuova destra dà un rilevante “contributo alla modernizzazione della destra italiana” e all’“uscita dal tunnel del neofascismo”, “criticando i malati di nostalgia”. Meno “moderna” la polemica condotta contro le centrali nucleari. Meno riuscita la “costituzione di un altro polo culturale che facesse coesistere elementi di destra e di sinistra per portarli a una nuova sintesi fuori dei partiti”, “passando dalla politica al politico”, tra “leninismo di destra” e “gramscismo di destra”. Detratte le frasi roboanti, della Nuova destra è fallita la critica al “conservatorismo borghese”, all’“ossessione per la sicurezza”, alla “difesa dell’occidente”, all’“individualismo” e al “nazionalismo”, che sono rimasti fondamentali per la destra italiana, prescindendo dal neofascismo.
Diciamo che è fallito il tentativo di spingere la destra in direzione libertaria. Per fortuna, perché, a prescindere dalle convinzioni personali di ciascuno, sarebbe stata una concorrenza perdente con la sinistra che, per dirla con Augusto Del Noce, sposava il “partito radicale di massa”. Peraltro, restano irrisolti anche i rapporti con la componente rautiana del MSI, la Nuova destra tende all’“indipendenza dalla forma partito” ma da lì vengono molti dei suoi esponenti. Lo stesso libro ammette, del resto, che nella ND si è aperto un calderone in cui “finisce tutto e il contrario di tutto”, Tolkien con l’appena citato Del Noce, la casa editrice Rusconi con Franco Freda. “Un catalogo di intenti e dichiarazioni che può sembrare velleitario”, insomma, ma che ha riscontri concreti in molte azioni considerevoli. E che ha fatto emergere personalità intellettuali altrettanto considerevoli, di cui tacciamo i nomi per non fare torti di omissione.
Foto di copertina Lidio Aramu