Il nuovo anno è iniziato con auguri e (millantate) speranze di pace. Pace universale, intendo, perché quella, diciamo così, personale è altra cosa. Dipende sostanzialmente da noi. E dal nostro rapporto con cose, persone, accadimenti.

 

La Pace nel Mondo è, invece, tutt’altra cosa. E, l’altra notte, è stata invocata da tutti i pulpiti. Da San Pietro al Quirinale… con Papa e Presidente che hanno fatto come le candidate a Miss Italia: auguro (voglio) la Pace nel Mondo. Né più, né meno.

Ma se le ragazzette del Concorso di Merigliani sono giustificabili, perché non è loro richiesta alcuna facoltà intellettiva, bensì solo virtù estetiche, lo stesso non si può certo dire per i, cosiddetti, potenti della Terra. Che non saranno in molti casi dei geni – e ce ne danno continua riprova non richiesta – ma come stiano realmente le cose lo devono per forza sapere… e, quindi, sono solo ipocriti.

 

Ipocriti. Dal greco, parola che indicava chi recita. Gli attori. E infatti costoro altro non sono che attori… spesso di infimo ordine. E non alludo, solo, all’attuale presidente ucraino.

 

Recitano una parte in commedia. Brutta commedia, per altro. Scritta da penne mediocri. Che potremmo bollare come farsa di quart’ordine… non fosse per il troppo sangue che continua a scorrere.

 

Attorucoli, sanno però bene cosa muova le guerre. E quando invocano la Pace, mentono sapendo di mentire. E talvolta cercano di ingannare anche se stessi. Che è, forse, la colpa maggiore di cui si macchiano.

 

Oh sì, certo… loro questa Pace universale la vorrebbero. Ma sarebbe la pace del cimitero… perché, per realizzarla, dovrebbero venire annichilite tutte le differenze autentiche. Non quelle della moderna “cultura woke”, che altro non sono che le predilezioni di una ristretta minoranza che insegue solo il personale soddisfacimento di pulsioni psichiche. E psichiatriche.

 

Parlo di differenze di tradizioni, fedi, modi di concepire la vita… che sono, poi, i colori della vita stessa. La meravigliosa varietà del Mondo. Mentre la loro Pace sarebbe un grigio sudario gettato su tutti i popoli e tutti gli uomini.

E allora… allora persino meglio la guerra della loro pace dei morti. Perché finché c’è guerra, c’è qualcuno che si oppone, ribella… lotta.

E loro, i padrini degli attorucoli che hanno parlato stanotte, non hanno ancora vinto.

 

Finché c’è guerra c’è speranza, direbbe Albero Sordi.

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