Il Cio ed il Coni di Malagò insistono: l’Italia non deve avere una pista da bob ma deve utilizzare quella di un altro Paese alpino. Niente Cortina ed assolutamente no al recupero della pista di Cesana. La motivazione è semplice: in Italia i potenziali utilizzatori dell’impianto – tra bob, slittino e skeleton – non arrivano ad un centinaio e, dunque, la pista non avrebbe ragione di esistere a causa dei costi eccessivi di manutenzione.
Si potrebbe persino concordare. Però, a questo punto, si dovrebbe avere il coraggio di trarre le dovute conseguenze. Se il Paese con la maggior estensione alpina ha così pochi atleti in queste tre discipline, vuol dire che è arrivato il momento di eliminarle dai Giochi Olimpici. Perché è inutile l’accanimento terapeutico che ha portato, in passato, a far gareggiare nel bob la squadra della Giamaica. L’alternativa è mettere a disposizione del sistema sportivo gli impianti, a costi accessibili, per far avvicinare i giovani. Ma se non si vogliono sostenere questi costi, tanto vale chiudere il settore.
Altri sport sono spariti dalle Olimpiadi estive ed invernali. E sono stati sostituiti da altre discipline più praticate. Il Dio denaro ha deciso ed il Cio si è adeguato. Ad ogni edizione dei Giochi ci sono sport che chiedono di essere ammessi. Ed altri spariscono. Sulla base di criteri non sempre condivisibili. Citius, Altius, Fortius: almeno questi criteri dovrebbero essere rispettati per la scelta dei nuovi sport. Non sempre è così. Spesso il criterio è rappresentato solo dai dollari potenziali da incassare.
Ed anche dal denaro investito a livello di base nelle singole discipline. Per arrivare poi a contare il numero dei praticanti. Ma non è che il curling possa contare, in Italia, su eserciti di atleti. Altrove sì, però. E lo stesso vale per il pattinaggio di velocità, per il salto con gli sci. A forza di guardare solo i numeri, però, si potrebbe scoprire che il seguito televisivo delle gare di sci si è drasticamente ridotto per lo sci alpino ed è drammaticamente crollato per lo sci di fondo. L’Italia che si fermava per le gare della Valanga Azzurra o per Alberto Tomba non si ferma più per Goggia e Brignone, per Paris e Schieder, per Casse e Bassino. Qualche centinaio di migliaia di telespettatori. Mentre, per le dirette delle gare del passato, gli sciatori si fermavano nei bar sulle piste per vedere scendere i campioni.
Certo, allora i carabinieri avevano qualcosa di meglio da fare rispetto ai controlli con l’etilometro sulle piste. Ed i gestori degli impianti di risalita puntavano sul turismo di massa e non sugli altospendenti.
Dunque, che fare? Riservare le Olimpiadi a sport sempre meno praticati ma riservati ad atleti ricchi? Inserire nel programma olimpico delle gare di giochi da tavolo? Ammettere ai Giochi invernali discipline estive per non discriminare i Paesi che non hanno la neve?
Si parte dalla palla di neve di una pista da bob e ci si ritrova con una valanga che travolge tutto.


