Repliche, che passione! Arriva l’estate – in realtà basta arrivare in primavera avanzata – e le tv si dedicano alla riproposizione di film, filmetti e telefilm già proposti, riproposti e replicati all’infinito. D’altronde tra la cinquantesima replica di Don Camillo e la prima visione della maggior parte della produzione italiana contemporanea, è meglio rifugiarsi nelle storie della Bassa Padana raccontata da Guareschi.
Vale per la programmazione serale, ma anche per quella del corso della giornata. L’arrivo del caldo coincide con lo svacco della programmazione. Il risparmio d’abord. Una logica perfetta per le estati degli Anni 60 e 70. Quando mogli e figli partivano per il mare e la montagna dove non avevano a disposizione un televisore. E il padre, rimasto in città, si accontentava di poco se, dopo il lavoro, non usciva di casa. La programmazione Rai, inizialmente con un solo canale, bastava a prescindere, per mancanza di alternative.
Poi, con l’edonismo reaganiano, il divertimento esterno ha prevalso sulle serate davanti al televisore. Si spendeva e spandeva fuori casa. Dunque riproporre film già visti e rivisti per un pubblico casalingo poco gaudente poteva andar bene. I giovani, d’estate, erano fuori, con le immense compagnie al mare e in montagna.
Adesso, però, i giovani sono costretti a ridurre al minimo le vacanze per mancanza di soldi. Le alternative televisive potrebbero essere quasi infinite, e invece si insiste con le repliche. Non a caso il totale dei telespettatori è calato drasticamente mentre aumentano i collegamenti con le piattaforme che propongono film nuovissimi.
Pare, tuttavia, che i numeri reali non interessino a nessuno. La Rai, per non farsi mancare nulla, si dedica a cancellare i programmi culturali per l’autunno. A partire da quello musicale di Enrico Ruggeri, personaggio forse troppo politicamente scorretto per un governo che segue pedissequamente gli ordini di Trump e Netanyahu in politica estera e di Draghi in politica economica. E i telespettatori? Una realtà inconsistente che non interessa ai vertici della tv pubblica e di quelle private.
La passione delle Tv per le repliche e il disprezzo verso i telespettatori
Repliche, che passione! Arriva l’estate – in realtà basta arrivare in primavera avanzata – e le tv si dedicano alla riproposizione di film, filmetti e telefilm già proposti, riproposti e replicati all’infinito. D’altronde tra la cinquantesima replica di Don Camillo e la prima visione della maggior parte della produzione italiana contemporanea, è meglio rifugiarsi nelle storie della Bassa Padana raccontata da Guareschi.
Vale per la programmazione serale, ma anche per quella del corso della giornata. L’arrivo del caldo coincide con lo svacco della programmazione. Il risparmio d’abord. Una logica perfetta per le estati degli Anni 60 e 70. Quando mogli e figli partivano per il mare e la montagna dove non avevano a disposizione un televisore. E il padre, rimasto in città, si accontentava di poco se, dopo il lavoro, non usciva di casa. La programmazione Rai, inizialmente con un solo canale, bastava a prescindere, per mancanza di alternative.
Poi, con l’edonismo reaganiano, il divertimento esterno ha prevalso sulle serate davanti al televisore. Si spendeva e spandeva fuori casa. Dunque riproporre film già visti e rivisti per un pubblico casalingo poco gaudente poteva andar bene. I giovani, d’estate, erano fuori, con le immense compagnie al mare e in montagna.
Adesso, però, i giovani sono costretti a ridurre al minimo le vacanze per mancanza di soldi. Le alternative televisive potrebbero essere quasi infinite, e invece si insiste con le repliche. Non a caso il totale dei telespettatori è calato drasticamente mentre aumentano i collegamenti con le piattaforme che propongono film nuovissimi.
Pare, tuttavia, che i numeri reali non interessino a nessuno. La Rai, per non farsi mancare nulla, si dedica a cancellare i programmi culturali per l’autunno. A partire da quello musicale di Enrico Ruggeri, personaggio forse troppo politicamente scorretto per un governo che segue pedissequamente gli ordini di Trump e Netanyahu in politica estera e di Draghi in politica economica. E i telespettatori? Una realtà inconsistente che non interessa ai vertici della tv pubblica e di quelle private.
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