Il mondo, quasi tutto il mondo, si riunisce a Pechino. Grandi sfilate militari, certo. Dimostrazione di forza muscolare dei Signori della Città Proibita. Che vogliono rendere chiaro a tutti, proprio a tutti, che la loro Cina non è inferiore a nessuno. Che non teme nessuno.

In realtà, però, quello che conta è ciò che è avvenuto nei colloqui riservati tra i leader presenti.
Colloqui intensi. E, per il poco che ci è dato sapere, prevalentemente di carattere economico.
Il che, naturalmente, è perfettamente in linea con la strategia politica di Xi Jinping. Penetrazione senza conflitti. Che non significa, naturalmente, una qualche forma di “pacifismo”.
E non esclude il ricorso alla forza, se e quando strettamente necessario.

Appunto…quando necessario. E inevitabile. Perché la strategia cinese è fondata su una specifica “virtù”, pressocchè ignorata dagli occidentali.
La pazienza.
Si tratta di una strategia – ma sarebbe meglio dire di un modo di essere – completamente estraneo ai contendenti occidentali.
Tanto a Trump, con le sue “furie” mercantili. Quanto ai fautori di un conflitto globale imperialistico. Congreghe finanziarie che si celano dietro ai burattini dei governi europei.
La Cina ha tempo. E, soprattutto, non ha fretta. Come dimostra, per altro, sulla questione di Taiwan. Di cui rivendica la signoria, epperò mai forzando i tempi. Limitandosi a minacciare, però senza mai affondare il colpo. Nella certezza che l’Isola tornerà, prima o poi, alla Madre Patria. Per quanto statunitensi e loro vassalli locali si affannino per impedirlo.
È una questione di tempo. Solo di tempo. E Xi Jinping lo sa bene.

Come lo sanno bene i vertici militari di Pechino. Che, certo, ritengono inevitabile il cozzo con Washington e alleati. Epperò valutano che questo possa venire allontanato nel tempo. Ad una data indefinita. E soprattutto lontana.
E sta in questo differire, procastinare, in questo costante esercizio della pazienza, il cuore della strategia cinese.
Ed è un cuore che, per gli Occidentali, resta misterioso. E sfuggente.
Esattamente come il sorriso stereotipato sul volto di Xi Jinping.
Gravido di promesse. E di ironica minaccia.