La cultura cinese insegna, pressocchè da sempre, la pazienza. Una virtù fondamentale per chi è cosciente di avere millenni di storia alle spalle. E pensa di averne molti altri davanti a sé.
La Cina è paziente. Il suo dire, quasi sempre, ovattato. Il sorriso dei suoi leader ambiguo…sorrisi da Gioconda leonardesca, direi, che mascherano il pensiero. E, soprattutto, i progetti futuri.

Per questo è bene ascoltare con attenzione quando Pechino, per una volta, assume toni chiaramente decisi. E ancora più chiaramente minacciosi.
Un comunicato del Ministero degli Esteri cinese. Un semplice comunicato, ma secco e asciutto, tanto da non lasciare adito ad interpretazioni.
Pechino dichiara che il blocco di una nave petroliera cinese, che navigava in acque internazionali, da parte della Marina Militare statunitense è illegale.
E costituisce una gravissima violazione di ogni diritto internazionale.
Aggiunge che la Repubblica Popolare Cinese non è disposta ad accettare, peggio ancora subire, queste soperchierie.
E avvisa che la pazienza ha un limite. Tali azioni verranno considerate un atto di guerra.
Punto e a capo.

Al di là del linguaggio aridamente amministrativo, si tratta di un avviso ben preciso. E di una chiara minaccia.
Per Pechino il petrolio iraniano è esigenza vitale. Non intende, né può, rinunciarvi.
E, soprattutto, non intende accettare un blocco, quello statunitense, che la metterebbe in grandi difficoltà.
Al punto che si potrebbe, senza errare, dire che uno dei principali obiettivi americani è creare gravi problemi all’economia cinese. Di fatto mettendo Pechino in ginocchio.
Questa, appunto, è la linea rossa che il governo cinese non può accettare venga violata.
Oltre la quale c’è solo la prospettiva di una guerra. Una guerra senza esclusione di colpi. E con l’utilizzo di ogni tipo di arma.
Freddamente Pechino avverte il Mondo.
E cerca di fare comprendere a Washington che i tempi sono ormai cambiati.
La pazienza, come dicevo proverbiale, della Cina è agli sgoccioli.