La RAI neomeloniana impone un Jules Verne politicamente corretto

7 Gennaio 2024

Povero Jules, nel senso di Verne. L’autore del Giro del mondo in 80 giorni non si sarebbe probabilmente aspettato che proprio TeleMeloni, RAI 2, si lanciasse in una trasposizione televisiva del romanzo in stile perfettamente woke. Benché esistessero alternative più fedeli all’opera dello scrittore. Invece, nonostante i roboanti proclami del ministro delle cerimonie, la RAI ha preferito una miniserie in cui il povero Passepartout, il valletto francese accompagna il viaggio di Phileas Fogg, si abbronza notevolmente. Forse a causa del riscaldamento globale.

Ovviamente non basta per la correttezza politica. Così ci si inventa la figura di una giornalista che segue i due – mescolando altri personaggi di Verne – e che, immancabilmente, si innamora del valletto di colore. Mentre il povero Jules aveva descritto il salvataggio di una giovane indiana che, al termine del viaggio, sposa Fogg.

Una trasposizione può anche non rispettare integralmente il libro a cui si ispira. Però forse non è corretto modificarlo sino a stravolgerlo per allinearsi alla sensibilità e soprattutto agli ordini dei guru della correttezza politica. Allo stesso modo i politici sono liberi di raccontare tutte le bugie che vogliono, però è eccessivo pretendere anche gli applausi per realizzazioni pratiche dell’opposto di ciò che si è promesso.

Ci si allinea ai voleri di un’opposizione che, non ancora soddisfatta, protesta per l’occupazione delle TV da parte della maggioranza. Geniale. Così da un lato Pier Silvio sposta Mediaset a sinistra – tra Berlinguer, Merlino e compagnucci vari – e fa bene, dal suo punto di vista, perché gli ascolti lo premiano. Dall’altro la RAI continua a proporre programmi voluti dalla sinistra ma viene accusata di fare una programmazione di destra. Cornuti e mazziati. Ma con la claque neomeloniana che applaude il cambiamento che non c’è stato.

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