La realtà del mondo è diversa da quella raccontata dagli atlantisti

21 Luglio 2024

60 mila rivolte popolari in un anno. Un Paese nel caos più totale? Macchè. È la normale dialettica democratica in Cina. Sì, proprio nel Paese in cui, secondo la narrazione atlantista, vige il più ferreo controllo autocritico. La dittatura più spietata. L’ultimo giorno dei lavori al workshop di geopolitica della Fondazione Nodo di Gordio è servito per cancellare una serie di luoghi comuni e di banalità quotidiane.

Grazie agli interventi non di buffi terrapiattisti ma di esperti dei vari settori. A parlare di Cina, ad esempio, è stato l’ex sottosegretario Michele Geraci. Che ha spiegato come la mancanza di voto in stile occidentale sia sostituita da una partecipazione popolare che porta alla rimozione dei vertici delle amministrazioni locali qualora le lamentele della popolazione abbiano un riscontro.

Ma anche sulla guerra in Ucraina sono arrivati interventi spiazzanti. Dal docente universitario Fabio L. Grassi che ha sottolineato come si possa essere alleati degli Usa pur conservando una propria politica estera senza diventare succubi di scelte altrui. Dall’ex ministro Gian Guido Folloni, autore del libro “L’era post americana. Il silenzio dell’Europa. A suo avviso l’Europa dovrebbe trovare il coraggio per gridare che “Il re è nudo” di fronte ai comportamenti inaccettabili di Washington. Che si tratti di inventare una coalizione per bombardare l’Iraq uccidendo l’Onu o di inventare le primavere arabe per giustificare i colpi di stato.

Mentre il generale Marco Bertolini ha ricordato i bombardamenti in Serbia e la distruzione della Libia, prima del colpo di stato a Kiev, che hanno spinto la Russia a reagire. E l’ammiraglio Paolo Sandalli ha ammesso l’imbarazzo nello spiegare perché il Kosovo avesse diritto all’indipendenza dalla Serbia, poiché popolato da una maggioranza albanese, mentre lo stesso diritto venisse negato a Ossezia e Abkazia pur con una popolazione in maggioranza russa.

Una situazione che si ripete ovunque nel mondo. Con la Georgia che, pur intenzionata a schierarsi dalla parte dell’Occidente collettivo, non sopporta più le pressioni atlantiste che vorrebbero portare il Paese alla guerra per aprire un nuovo fronte contro Mosca. Ed ora si minaccia anche l’India che non pare proprio impaurita dall’atteggiamento occidentale.

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