La Regione Piemonte aveva appena finito di tirar fuori una consistente cifra di denaro pubblico per farsi raccontare dai soliti noti che tutto andava benissimo e che il Piemonte era il territorio più attrattivo dell’universo grazie a logistica, collegamenti, formazione, export e una classe dirigente impareggiabile, e si è ritrovata a fare i conti con l’indagine congiunturale di Confindustria Piemonte che raccontava una realtà molto meno eccitante.
Per il quarto trimestre del 2024, le previsioni sulla produzione delle oltre 1.340 imprese piemontesi risentono dell’incertezza economica e politica globale: il 19,4% delle aziende prevede un aumento dei livelli di attività, contro il 21,3% che si attende una diminuzione. Il saldo ottimisti-pessimisti è pari a -1,9% (era -0,1% a giugno). Stesso trend per le attese sugli ordini, con un saldo del –5,5% in calo di quasi 4 punti percentuali rispetto alla scorsa rilevazione. Non proprio quello che il piemontese Malan va a spacciare in TV sulla brillante situazione economica italiana.
Ma non è finita. Come negli ultimi 6 trimestri, restano negative le aspettative sull’export (sì, proprio umo dei cavalli di battaglia dei bugiardissimi famigli neomeloniani), con un saldo ottimisti-pessimisti pari a -8,8%. In calo il livello degli investimenti, che interessano oggi il 23,5% delle rispondenti (era il 25,9% a giugno). Aumenta il ricorso alla cassa integrazione, utilizzata dall’11,5% delle imprese.
D’altronde le famiglie sono perfettamente consapevoli della difficile realtà. E non solo di quella industriale poiché, all’interno di un terziario che cresce, il turismo è in netta diminuzione. Vuoi vedere che gli altospendenti non sono sufficienti a mantenere un settore che ha scelto di imporre prezzi assurdi?
Quanto alla manifattura, l’auto va male ma l’abbigliamento va anche peggio. Anche in questo caso la scelta di una politica dei prezzi priva di senso si è rivelata autolesionista. Ma non sono previste marce indietro.

