Altro che remigrazione! La Cambogia ha deciso di andare oltre. Molto oltre. E ha introdotto l’apolidia. In teoria è una misura che dovrebbe essere limitata a fronteggiare le tensioni, non sopite, con la Thailandia. In teoria si priva della cittadinanza chi viene considerato al soldo di un Paese straniero e chi è considerato un nemico della patria. Ma, in pratica, qualunque reato, in quanto commesso in violazione delle leggi dello stato, può essere sanzionato con la revoca della cittadinanza. Non solo a immigrati di prima, seconda o terza generazione, ma anche a cittadini cambogiani da sempre.
Che, in quanto tali, non vengono espulsi. Ma privati di ogni diritto. Niente lavoro, niente scuole, niente sanità pubblica, niente matrimoni, nessuna proprietà privata. Per cui o si sopravvive, non si sa come, in una sorta di limbo, oppure ci si rassegna e si abbandona la Cambogia.
È la strada maestra che può piacere anche in Italia, in Europa. Ed è la risposta a chi ironizza perché non si può togliere la cittadinanza ad un migrante, o al figlio di un migrante che ha già ottenuto la cittadinanza. In Cambogia si va oltre.
Per fare un esempio, in Italia avrebbero perso la cittadinanza i membri di +Europa che hanno ammesso di essere stati finanziati da Soros. E coloro che rispondono agli interessi di Israele e degli Stati Uniti. Non resterebbe più neanche un politico, a parte rare eccezioni? Forse è vero, ma sarebbe un male?
La remigrazione non basta. La Cambogia lancia l’apolidia
Altro che remigrazione! La Cambogia ha deciso di andare oltre. Molto oltre. E ha introdotto l’apolidia. In teoria è una misura che dovrebbe essere limitata a fronteggiare le tensioni, non sopite, con la Thailandia. In teoria si priva della cittadinanza chi viene considerato al soldo di un Paese straniero e chi è considerato un nemico della patria. Ma, in pratica, qualunque reato, in quanto commesso in violazione delle leggi dello stato, può essere sanzionato con la revoca della cittadinanza. Non solo a immigrati di prima, seconda o terza generazione, ma anche a cittadini cambogiani da sempre.
Che, in quanto tali, non vengono espulsi. Ma privati di ogni diritto. Niente lavoro, niente scuole, niente sanità pubblica, niente matrimoni, nessuna proprietà privata. Per cui o si sopravvive, non si sa come, in una sorta di limbo, oppure ci si rassegna e si abbandona la Cambogia.
È la strada maestra che può piacere anche in Italia, in Europa. Ed è la risposta a chi ironizza perché non si può togliere la cittadinanza ad un migrante, o al figlio di un migrante che ha già ottenuto la cittadinanza. In Cambogia si va oltre.
Per fare un esempio, in Italia avrebbero perso la cittadinanza i membri di +Europa che hanno ammesso di essere stati finanziati da Soros. E coloro che rispondono agli interessi di Israele e degli Stati Uniti. Non resterebbe più neanche un politico, a parte rare eccezioni? Forse è vero, ma sarebbe un male?
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