La scelta (obbligata) di Kim

21 Giugno 2024

 

 

Kim Jong-un non aveva possibilità di scelta. L’amministrazione Biden ha, immediatamente, fatto saltare tutti gli accordi stabiliti con Trump. Accordi commerciali e prospettive di cooperazione, tanto più importanti perché ponevano fine ad uno stato di tensione, di guerra latente, che durava da oltre mezzo secolo.

Durante il quale il “Dossier Korea” ha costantemente rappresentato una delle principali preoccupazioni di Washington e Langley.

La strategia di Trump era stata eccentrica, ma estremamente efficace. Aveva colto un momento di recrudescenza della tensione fra le due Coree, con Pyongyang che intensificava gli esperimenti nucleari e i lanci di prova dei missili. E, invece che fare il pompiere, aveva alzato a parole il livello dello scontro. Arrivando a definire “ciccione guerrafondaio” il leader nordcoreano. Che, per altro, gli rispose chiamandolo “vecchio rincoglionito”.

 

Sotto traccia, però, lavorava in modo molto diverso. E il mondo, terrorizzato dalla minaccia nucleare, restò esterrefatto davanti all’immagine di The Donald che metteva, paternamente, una mano sulla spalla del giovane Kim.

Vieni con me, ragazzo. Faremo ottimi affari insieme.

 

Un grande successo diplomatico. Perché per Washington lo scacchiere di interesse primario è, ed è sempre stato, il Pacifico. E Trump, nella sua logica mercantile, considerava unico vero “competitor” la Cina. Rilassare i rapporti con il Nord Corea significava, quindi, tessere una trama, economica e commerciale, volta a contenere l’espandersi dell’influenza di Pechino. Per di più strappandole un alleato storico.

 

Ma la strategia di Trump non piaceva a molti “poteri” negli States. In primo luogo all’industria degli armamenti, che, come è ovvio, trae vantaggio dall’acuirsi delle tensioni internazionali. Non certo dalle loro risoluzioni.

 

E così l’Amministrazione Biden, che, sicuramente, del Deep State è proiezione e strumento, ha anche qui, in Corea, rovesciato la politica di Trump. Riportando la situazione indietro di oltre cinquant’anni. E, in certo qual modo, spiazzando gli alleati di Seul, ormai avviati sulla strada del dialogo con i cugini separati del Nord.

 

Ed è a questo punto che è arrivato lo Zar.

Vladimir Putin, accolto con onori trionfali a Pyongyang. E che ha portato a casa un accordo di partnenariato strategico con la Corea del Nord. Il miglior trattato di alleanza, il più stretto, nella storia delle relazioni bilaterali.

 

Perché Pyongyang non è mai stata stretta alleata di Mosca. Checché ne dicano più o meno improvvisati analisti italici…anche quelli che, per storia personale e vecchia, obliata e rinnegata, militanza comunista, dovrebbero conoscere bene questo frammento di storia.

 

Da sempre, il Grande Fratello della Corea del Nord è stata Pechino. Mosca è sempre rimasta, tutto sommato, lontana. E i Mandarini Rossi hanno sempre impedito ai signori del Cremlino di mettere piede così ad oriente. La Corea è parte del Giardino di Casa della Città Proibita.

 

Ma ora le cose sono radicalmente mutate.

Pechino ha ormai maturato la convinzione che Washington punta allo scontro frontale. In prospettiva anche militare.

E questo preoccupa Xi Jinping, che, almeno per ora, vorrebbe evitare il conflitto diretto. Il tempo lavora a favore di Pechino. E i cinesi sono famosi per la loro pazienza.

 

E, così, Xi ha lasciato campo libero in Corea all’amico Vlad. Che, ormai, al confronto diretto con Washington ci è arrivato. E, seppure obtorto collo, non si può più tirare indietro.

E Putin, che conosce bene l’arte della diplomazia, sta tessendo una rete di rapporti in tutto il Sud Est asiatico. Non solo Pyongyang, ma anche Vietnam. Ed ochieggia persino a Seul. Proponendosi come pacificatore nelle difficili relazioni fra le due Coree. Cosa che sembra sempre più attrarre i coreani del Sud. Che tutto vogliono, tranne divenire strumento di un’altra, devastante, guerra civile, per interessi…altrui.

 

Con questa mossa Putin crea un problema a Washington nel Pacifico. Che non era certo negli auspici degli “strateghi politici” di Biden. Il cui obiettivo è logorare Mosca in conflitti limitati al teatro europeo. Facendo combattere altri…ucraini, in prospettiva Moldavi, georgiani, bosniaci…

Senza, però, rendersi conto che la Russia avrebbe potuto rispondere dilatando l’area di conflitto.

 

Come è avvenuto ora, a Pyongyang.

Condividi

Trending posts

Leggi anche